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ECONOMIA
Reti a Maglia (Mesh)
30 giugno 2010

di Pierluigi Paoletti

www.centrofondi.it


La strada verso il nuovo passa anche dal cambiare visuale e modificare quello che fino ad oggi per noi è sempre stato normale. Se il modello dominante è stato fino a qui "ognuno per se", da domani dovrà essere "insieme è meglio, si spende meno e nessuno ci può manipolare". Le reti mesh insegnano questo e lo dicono oramai da molti anni, ma le persone ancora non erano pronte a questo cambiamento, oggi quel momento è arrivato e dovremo replicarlo in tutti i settori, nelle comunicazioni, nella banda larga, ma anche in economia con le economie locali collegate in rete, nei trasporti e nell'energia. Il tempo è scaduto e l'azione deve iniziare...

 

Oggi siamo abituati a pensare il rapporto con il nostro gestore telefonico e il provider di internet come se quello attuale fosse l'unico modello possibile. Oggi è un rapporto “uno, il gestore, a molti, noi”, in pratica lo stesso che viene replicato per tutte le erogazioni di servizi essenziali, energia, gas ecc. in questo caso noi abbiamo, spesso e volentieri, un monopolista che replica tutta una serie di costi sulle spalle di quell'uno che deve pagare salato il suo servizio.
Il rapporto quindi diventa o centralizzato dove da un solo punto di eroga il servizio a fette importanti di popolazione oppure nel migliore dei casi decentralizzato dove tante centrali sparse sul territorio erogano il servizio, come nel caso di Telecom: Nei due sistemi di distribuzione però è sempre e solo uno che distribuisce agli altri e da questi si fa corrispondere un canone o pagare una tariffa.


Non accade mai, perché sarebbe molto pericoloso per il monopolio delle società di erogazione dei servizi, che ognuno diventasse fruitore ed erogatore allo tempo del servizio con un rapporto diretto con tutta la rete costruita, la cosiddetta rete distribuita. In quest'ultimo caso ognuno è un nodo della rete che riceve e ritrasmette il segnale  e l'unione di tutti questi nodi costituisce una rete affidabile e di proprietà diffusa.

Questo modello, prendiamo l'esempio dell'energia, permetterebbe di non avere centrali megagalattiche che producono energia e la trasmettono in tutta la rete con enormi e antieconomiche dispersioni lungo il tragitto delle dorsali elettriche, perché l'energia si consuma a centinaia a volte a migliaia di chilometri di distanza. Non avremmo nemmeno tante piccole centrali decentrate che si occupano di gruppi di utenti omogenei per territorio, come nel caso delle centraline Telecom a cui ogni utenza è agganciata, ma avremo ogni utente che diventa fruitore e creatore della rete, nel caso ad esempio dell'energia, quella autoprodotta soddisferà il proprio fabbisogno e metterà a disposizione dei vicini a cui è collegato in rete, quella inutilizzata e viceversa.

Nel caso delle comunicazioni si potrebbe dire che se l'ultimo miglio anziché transitare sulla rete Telecom, gestito da vari operatori telefonici che l'affittano da Telecom, con costi che ricadono inevitabilmente sull'utente finale, venisse costruito con il sistema distribuito avremmo costruito una vera e propria rete di gestione dell'ultimo miglio, di proprietà dei cittadini all'interno della quale far circolare una serie di servizi GRATUITAMENTE perché di proprietà di chi la usa.
Tanti nodi che interconnessi fra loro comunicano e si possono scambiare dati e informazioni ad alta velocità, senza uscire dalla rete. Oggi infatti anche per comunicare con il vicino di casa, se utilizziamo il computer dobbiamo connetterci alla rete internet  con il nostro provider e rientrare e comunicare quindi con il computer del nostro vicino, con il telefono è la stessa cosa collegandoci alla centralina telefonica più vicina per entrare, tramite doppino telefonico nella casa del nostro vicino.
Con il sistema distribuito invece io ho un rapporto diretto con chiunque faccia parte delle rete e non ho necessità di intermediari. Avrò solo bisogno di un unico accesso alla banda della rete internet che verrà distribuito in tutta la rete e condiviso con gli altri attraverso ogni nodo dei sistemi attuali.

La particolarità è che in questo caso la condivisione della banda non penalizzerà gli utenti, ma ognuno riceverà e amplificherà il segnale addirittura aumentando la banda stessa potendo interloquire direttamente con ogni partecipante alla rete. In pratica io avrò una rete ad alta velocità in cui i costi di traffico dei dati all'interno della rete distribuita avranno un costo risibile se non nullo, pagando solamente quando si richiede l'accesso ad internet. La banda larga di questa rete sarà garantita perché se la rete, tramite il suo provider, acquisirà 10 megabit questi saranno 10 megabit reali e non nominali come spesso oggi avviene, sia in download e soprattutto in upload, garantendo così la possibilità di usufruire di servizi che invece oggi non riescono a decollare a causa della poca velocità della rete in upload come lo streeming, il voip ecc. La media delle nostre connessioni anche se nominalmente raggiungono gli 8 mega sono 2,5/3 in download e 0,4 in upload.
La rete inoltre acquisirà anche un potere contrattuale molto importante perché non sarà più il singolo utente a contrattare l'acquisto della banda soggiacendo alle condizioni imposte dai vari gestori, ma sarà tutta la rete locale nel suo insieme che acquisterà la banda riuscendo ad ottenere condizioni di gran lunga migliori rispetto al singolo.

Quello che salta immediatamente all'attenzione è che una rete a maglia così impostata sarà meno vulnerabile ai black out e alle catastrofi come un terremoto perché automaticamente i nodi cercano quello attivo più vicino e tutta la rete si riassesta automaticamente. Se per caso si interrompesse il flusso dell'accesso alla rete di internet o telefonica sarebbe sempre comunque possibile comunicare, trasmettere dati e informazioni attraverso la rete locale. Costerà molto meno gestirla e sarà molto meno manipolabile. Inoltre la stessa rete può dare, attraverso la gestione dei servizi alle imprese che potrebbero sfruttare la rete, un reddito o benefici ulteriori a coloro che ne fanno parte, servizi come lo streeming di film che invece di noleggiare il dvd, te lo scarichi da casa, la pubblicità dei prodotti locali attraverso canali televisivi dedicati alla comunità,. Oltre a questo ci sono i servizi di pubblica utilità possono andare dall'e-learning per i ragazzi malati collegando direttamente la scuola a casa, al telesoccorso alle persone anziane, la tv di quartiere o di città, sempre se non passa il decreto Romani ovviamente, servizi comunali come certificati, prenotazioni sanitarie ecc. grazie al riconoscimento dell'indirizzoIP  e moltissime altre cose che rientrando nell'ambito della rete e non avendo accesso ad internet costerebbero praticamente niente.

Ogni utente della rete dotato di smart phone potrà agganciarsi in qualunque punto, così come ogni pc portatile all'interno della rete. Le comunicazioni telefoniche potranno avvenire tramite voip consentendo un risparmio notevole e con risultati ottimi grazie all'ampiezza reale della banda. Un domani che il sistema distribuito sarà diffuso sarà anche possibile mettere in relazione le varie reti di gestione dell'ultimo miglio e magari poter utilizzare un unico account permettendo l'accesso con il proprio abbonamento anche in vacanza ove naturalmente sia presente questa tipologia di reti. Il risparmio rispetto ai costi attuali sarà circa un 40% in meno, forse anche di più, con un aumento delle prestazioni e delle possibilità operative.

Questa infrastruttura telematica necessaria come una strada o un sistema fognario attualmente viene fatta attraverso la posa in opera di costosissimi cavi di fibra ottica nel migliore dei casi e che proprio a causa dei costi elevati non è redditizia per chi la realizza, lasciando l'Italia in notevole ritardo tecnologico, con tutte le conseguenze che questo comporta a livello economico e di qualità della vita (clicca per ingrandire la cartina )

Utilizzando la tecnologia WI FI invece si può costruire questa infrastruttura a costi veramente bassi e dopo aver coperto le aree urbane è possibile anche procedere alla copertura di aree oggi digital divide. Pensate che sarebbe possibile costruire questa rete utilizzando il risparmio di un anno per le comunicazioni e di connessione della sola amministrazione comunale. Il contatto con l'amministrazione locale infatti sarebbe la cosa migliore per dare vita a questa rete nel territorio comunale, ma se questo non fosse possibile è sempre aperta la strada della costruzione dal basso con persone che autonomamente decidono di mettere il dispositivo di ricezione WI FI sul proprio tetto e iniziare a condividere la rete, anche perché la rete può svilupparsi in modo naturale e si assesta automaticamente. Raggiunta la soglia di 150/200 persone disposte a fungere da nodo mettendo il dispositivo sul tetto, meglio se di più, è possibile acquistare la banda tramite un provider e avere così la propria rete che accede anche a internet.
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Dal punto di vista ecologico e delle emissioni le reti a maglia che adottano dispositivi wireless hanno sul tetto di 20-30mW che servono più persone e consumano solo 6W di energia ad apparato, Per dare un riferimento i cellulari che teniamo in tasca vanno da 500 a 1500 mW.
I costi del dispositivo, vanno dai 70 ai 200 euro per i nodi più evoluti, l'impatto visivo è limitato e notevolmente inferiore ad una normale antenna o parabola.
Per installarla basta solamente la comunicazione al condominio perché l'installazione è libera e senza vincoli. Tecnicamente ha necessità di un punto dove avere energia elettrica eventualmente mettendo un contatore per conteggiare la spesa e far scendere nel proprio appartamento un cavo dati, magari utilizzando la canalina dell'antenna TV.

Queste non sono novità perché in giro per il mondo già ci sono da anni (qui ad esempio la rete catalana e quella greca)

Noi stiamo percorrendo sia la strada di un accordo con gli enti locali, sempre più sensibili a ridurre i costi, che quella dell'unione fra privati per il momento a Roma, Cerveteri, Ladispoli (chi fosse interessato ci scriva).




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consumi
C'è bisogno di un bollino per sapere quello che mangi?
28 giugno 2010

di Miriam Tola, da D di Repubblica
Con Green Gone Wrong , Heather Rogers smonta l’ultima grande illusione dell’Occidente: l’idea che basti consumare i prodotti giusti, mangiare biologico, guidare auto ibride e comprare crediti ambientali per fermare l’inquinamento globale. Il libro della brava giornalista investigativa, appena uscito negli Usa e in Gran Bretagna, non usa toni moralisti né predica il ritorno alla natura. O la fine del capitalismo. Non è un manifesto contro il greenwashing delle multinazionali o una guida per survivalist del futuro prossimo. Per lei contano solo il valore della testimonianza, la precisione dei fatti. E il potere del dubbio. In viaggio tra i villaggi del sud dell’India, le foreste del Borneo e del Paraguay, gli eco-quartieri di Germania e Gran Bretagna, le città post-industriali del Michigan, le fattorie biologiche della valle dell’Hudson, testimonia le conseguenze indesiderate del boom dell’economia verde.
La incontriamo a Williamsburg, Brooklyn, in un caffè a due passi dall’appartamento dove vive da cinque anni. Trentott’anni, fisico esile, infradito di plastica ai piedi, pantaloncini di jeans logori e blusa grigia: un look, il suo, tutt’altro che glamour. Poco importa. è bella, starebbe benissimo anche con un straccio addosso. Unica concessione alla frivolezza, un paio di occhialoni dorati stile Sixties, che nascondono occhi verdissimi da manga giapponese e un’anima da muckracker.
Con tutti questi viaggi, il suo personale livello di emissioni sarà schizzato alle stelle. Come si sente?
“è vero, per scrivere Green Gone Wrong ho raddoppiato le mie emissioni di carbone. Non ne sono felice, ma non avrei potuto raccontare gli effetti globali del capitalismo verde senza vederne gli effetti su luoghi e persone lontane. E poi le emissioni non sono un fatto individuale, ma il risultato di decisioni economiche e politiche prese nel corso di generazioni. Fino a poco tempo fa solo attivisti, hippies e ingegneri visionari si occupavano di pannelli solari e macchine elettriche. Invece ora siamo sommersi da invenzioni ecologiche che promettono di salvare il pianeta. Sembra che basti sostituire i prodotti inquinanti con quelli green. Ma non è così semplice: ci sono limiti, e risultati imprevisti che il nuovo “ambientalismo pigro” preferisce ignorare”.
Ci faccia qualche esempio?
“Su internet tantissime organizzazioni vendono crediti ambientali per compensare le emissioni di carbone. Promettono di piantare alberi e distribuire energie rinnovabili, ma la realtà è più complicata. Sono stata in India, il paese che ospita circa il 25% delle iniziative mondiali di carbon offset. La prima tappa è stata Gudibanda, dove doveva nascere la famosa foresta di manghi finanziata dai Coldplay per neutralizzare l’inquinamento causato dalla band inglese. Un progetto fallito miseramente; i pochi manghi piantati sono morti a causa della siccità. Ma spesso anche le iniziative che decollano producono conseguenze perverse. A Heggur, nello stato di Karnataka, ho visitato una centrale a biomasse. Funziona, ma le popolazioni impoverite della zona ora tagliano alberi per venderli alla centrale come materia prima. E chi prima usava materiale organico come concime, o per fare il fuoco, deve comprare fertilizzanti e legname”.
Quindi comprare crediti è inutile?
“Il mercato dei carbon offset è senza regole: non c’è modo di sapere se i crediti vengono venduti più di una volta, o se i singoli progetti sono efficaci: a volte non è neppure chiaro dove nascono e in cosa consistono. Se ci fosse un monitoraggio efficace, e se quelle imprese tenessero conto delle realtà locali, forse sarebbe diverso. Oggi è un sistema del tutto volontario, fatto soprattutto per fare sentire bene quelli che possono viaggiare, e poi pagare qualcuno che pianti alberi per neutralizzare le loro emissioni”.
Però ci sono gruppi di certificazione no profit come Gold Standard, sostenuti anche da grandi organizzazioni ambientaliste come il Wwf…
“La centrale a biomasse di Heggur è una di quelle che ha il certificato Gold Standard. Ho contattato l’organizzazione, mi hanno detto che ciò che avevo scoperto era allarmante. Volevano che li mettessi in contatto con persone del luogo. Bizzarro, no? E il problema della certificazione riguarda anche il mercato mondiale dell’agricoltura biologica”.
Cosa non funziona in quel mercato?

""Il consumo di alimenti biologici è diventato di massa, c'è un domanda gigantesca e le grandi aziende coinvolte nel business fanno affari in Cina e America Latina, dove la manodopera costa meno e le regole sono aggirabili. In Paraguay ho visitato una delle piantagioni di canna da zucchero bio più grandi del mondo, la Azucarera Paraguaya. Producono un terzo dello zucchero usato in prodotti biologici negli Stati Uniti. La piantagione si è espansa a vista d'occhio, e a farne le spese è stata la foresta dell'Alto Paranà, dove vivono giaguari, tapiri, rettili, anfibi e centinaia di specie di uccelli. Nel 2004 il Paraguay ha approvato la Zero Deforestation Law, ma ancora oggi gli alberi cadono per far posto alla monocoltura dello zucchero. Non è certo lo scenario che immaginiamo quando compriamo zucchero bio!".

 
Perché, secondo lei che cosa immagina chi compra biologico?
 
"Il volto sorridente di una coltivatrice di zucchero ritratta in mezzo a un campo. Da Whole Foods (la catena Usa di supermercati del biologico, ndr) ho visto una foto di questo genere, accanto a uno scaffale di biscotti dolcificati con "puro zucchero solidale del Paraguay". Anche le coltivazioni di bio-carburanti fanno disastri. Sono stata tra i Dayak, gli indigeni del Borneo che lottano contro la distruzione della foresta tropicale. Viene bruciata per piantare palma da olio convertibile in biodiesel. Un altro danno incalcolabile alla biodiversità".
 
Come Michael Pollan anche lei crede che consumare prodotti locali sia una soluzione agli eccessi di Big Organic, i colossi del commercio biologico?
 
"Lo è, ma anche qui ci sono miti da sfatare. Molti piccoli coltivatori americani, per esempio, non se la passano bene. Ho visitato diverse fattorie vicino a New York. Vendono nei mercati della città a prezzi alti, ma hanno spese enormi. Invece i giganti dell'agro-business godono di sussidi federali. Ma nel mio libro non parlo solo dell'ambientalismo che non funziona: racconto anche progetti con una visione di lungo termine, che conciliano salvaguardia dell'ambiente e qualità della vita".
 
Ciò è rassicurante. Parliamone.
 
"C'è un movimento internazionale di contadini che dopo aver guidato la rivoluzione biologica ora cerca alternative a Big Organic. Nel libro racconto la storia di Morse Pitts, che ha ereditato un pezzo di terra nella valle dell'Hudson e ci lavora da trent'anni. Nella sua azienda, la Windfall, ha sempre usato metodi olistici, e senza mai richiedere la certificazione biologica disegnata per agevolare le grandi aziende. Un altro contadino della zona, Ron Khosla, ha lanciato Certified Naturally Grown, un sistema in cui sono gli stessi coltivatori a verificare i metodi dei colleghi. Un modello simile esiste anche in Brasile, Ecovida: unisce 13mila coltivatori che garantiscono cibo, a costi accessibili, alle comunità locali".
 
Ha visitato anche gli eco-quartieri tedeschi e londinesi. Cosa ha visto?
 
"Ho vissuto per un periodo a Vauban, un eco-quartiere di Friburgo, in Germania. Lì, come in altre zone della città, la gente fa la doccia calda e usa Internet e la tv, ma grazie alla eco-architettura consuma molto meno del normale. Inoltre i costi non sono da capogiro e si ammortizzano col tempo".
 
Se questi progetti funzionano così bene, perché sono ancora un'eccezione?
 
"Perché richiedono tempo e dedizione. Chi compra una casa a Friburgo non si limita a pagare, ma segue da vicino tutte le fasi di costruzione, dalla progettazione all'installazione dei pannelli solari. Casi come questi dimostrano che la vita quotidiana è un processo, non un prodotto. L'ambientalismo si può praticare in molti modi, ma serve un approccio sistemico. La via d'uscita dal global warming non si compra, è un fatto di partecipazione più che di consumo"."
http://www.altracitta.org/2010/06/21/il-lato-oscuro-della-green-economy-la-salvezza-del-pianeta-non-e-un-prodotto-che-si-compra/
 http://snipurl.com/xud5q

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permalink | inviato da ilSigna il 28/6/2010 alle 9:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
politica estera
Daniel Estulin - Il Club Bildeberg
14 giugno 2010
Sto leggendo questo libro.

Parla solo di chi , attualmente, governa il mondo.

Lo scorso week end , si è riunito segretamente in Spagna.

Questi i componenti:

Sitges, Spain 3-6 June 2010
Lista finale dei partecipanti

Honorary Chairman BEL Davignon Etienne ;
Vice Chairman BEL Suez-Tractebel

DEU Ackermann, Josef Chairman of the Management Board and the Group Executive Committee, Deutsche Bank AG
GBR Agius, Marcus Chairman, Barclays Bank PLC
ESP Alierta, César Chairman and CEO, Telefónica
INT Almunia, Joaquín Commissioner, European Commission
USA Altman, Roger C. Chairman, Evercore Partners Inc.
USA Arrison, Sonia Author and policy analyst
SWE Bäckström, Urban Director General, Confederation of Swedish Enterprise
PRT Balsemão, Francisco Pinto Chairman and CEO, IMPRESA, S.G.P.S.; Former Prime Minister
ITA Bernabè, Franco CEO, Telecom Italia S.p.A.
SWE Bildt, Carl Minister of Foreign Affairs
FIN Blåfield, Antti Senior Editorial Writer, Helsingin Sanomat
ESP Botín, Ana P. Executive Chairman, Banesto
NOR Brandtzæg, Svein Richard CEO, Norsk Hydro ASA
AUT Bronner, Oscar Publisher and Editor, Der Standard
TUR Çakir, Rusen Journalist
CAN Campbell, Gordon Premier of British Columbia
ESP Carvajal Urquijo, Jaime Managing Director, Advent International
FRA Castries, Henri de Chairman of the Management Board and CEO, AXA
ESP Cebrián, Juan Luis CEO, PRISA
ESP Cisneros, Gustavo A. Chairman and CEO, Cisneros Group of Companies
CAN Clark, W. Edmund President and CEO, TD Bank Financial Group
USA Collins, Timothy C. Senior Managing Director and CEO, Ripplewood Holdings, LLC
ITA Conti, Fulvio CEO and General Manager, Enel SpA
GRC David, George A. Chairman, Coca-Cola H.B.C. S.A.
DNK Eldrup, Anders CEO, DONG Energy
ITA Elkann, John Chairman, Fiat S.p.A.
DEU Enders, Thomas CEO, Airbus SAS
ESP Entrecanales, José M. Chairman, Acciona
DNK Federspiel, Ulrik Vice President Global Affairs, Haldor Topsøe A/S
USA Feldstein, Martin S. George F. Baker Professor of Economics, Harvard University
USA Ferguson, Niall Laurence A. Tisch Professor of History, Harvard University
AUT Fischer, Heinz Federal President
IRL Gallagher, Paul Attorney General
USA Gates, William H. Co-chair, Bill & Melinda Gates Foundation and Chairman, Microsoft Corporation
USA Gordon, Philip H. Assistant Secretary of State for European and Eurasian Affairs
USA Graham, Donald E. Chairman and CEO, The Washington Post Company
INT Gucht, Karel de Commissioner, European Commission
TUR Gürel, Z. Damla Special Adviser to the President on EU Affairs
NLD Halberstadt, Victor Professor of Economics, Leiden University; Former Honorary Secretary General of Bilderberg Meetings
USA Holbrooke, Richard C. Special Representative for Afghanistan and Pakistan
NLD Hommen, Jan H.M. Chairman, ING Group
USA Hormats, Robert D. Under Secretary for Economic, Energy and Agricultural Affairs
BEL Huyghebaert, Jan Chairman of the Board of Directors, KBC Group
USA Johnson, James A. Vice Chairman, Perseus, LLC
FIN Katainen, Jyrki Minister of Finance
USA Keane, John M. Senior Partner, SCP Partners
GBR Kerr, John Member, House of Lords; Deputy Chairman, Royal Dutch Shell plc.
USA Kissinger, Henry A. Chairman, Kissinger Associates, Inc.
USA Kleinfeld, Klaus Chairman and CEO, Alcoa
TUR Koç, Mustafa V. Chairman, Koç Holding A.S.
USA Kravis, Henry R. Founding Partner, Kohlberg Kravis Roberts & Co.
USA Kravis, Marie-Josée Senior Fellow, Hudson Institute, Inc.
INT Kroes, Neelie Commissioner, European Commission
USA Lander, Eric S. President and Director, Broad Institute of Harvard and MIT
FRA Lauvergeon, Anne Chairman of the Executive Board, AREVA
ESP León Gross, Bernardino Secretary General, Office of the Prime Minister
DEU Löscher, Peter Chairman of the Board of Management, Siemens AG
NOR Magnus, Birger Chairman, Storebrand ASA
CAN Mansbridge, Peter Chief Correspondent, Canadian Broadcasting Corporation
USA Mathews, Jessica T. President, Carnegie Endowment for International Peace
CAN McKenna, Frank Deputy Chair, TD Bank Financial Group
GBR Micklethwait, John Editor-in-Chief, The Economist
FRA Montbrial, Thierry de President, French Institute for International Relations
ITA Monti, Mario President, Universita Commerciale Luigi Bocconi
INT Moyo, Dambisa F. Economist and Author
USA Mundie, Craig J. Chief Research and Strategy Officer, Microsoft Corporation
NOR Myklebust, Egil Former Chairman of the Board of Directors SAS, Norsk Hydro ASA
USA Naím, Moisés Editor-in-Chief, Foreign Policy
NLD Netherlands, H.M. the Queen of the
ESP Nin Génova, Juan María President and CEO, La Caixa
DNK Nyrup Rasmussen, Poul Former Prime Minister
GBR Oldham, John National Clinical Lead for Quality and Productivity
FIN Ollila, Jorma Chairman, Royal Dutch Shell plc
USA Orszag, Peter R. Director, Office of Management and Budget
TUR Özilhan, Tuncay Chairman, Anadolu Group
ITA Padoa-Schioppa, Tommaso Former Minister of Finance; President of Notre Europe
GRC Papaconstantinou, George Minister of Finance
USA Parker, Sean Managing Partner, Founders Fund
USA Pearl, Frank H. Chairman and CEO, Perseus, LLC
USA Perle, Richard N. Resident Fellow, American Enterprise Institute for Public Policy Research
ESP Polanco, Ignacio Chairman, Grupo PRISA
CAN Prichard, J. Robert S. President and CEO, Metrolinx
FRA Ramanantsoa, Bernard Dean, HEC Paris Group
PRT Rangel, Paulo Member, European Parliament
CAN Reisman, Heather M. Chair and CEO, Indigo Books & Music Inc.
SWE Renström, Lars President and CEO, Alfa Laval
NLD Rinnooy Kan, Alexander H.G. Chairman, Social and Economic Council of the Netherlands (SER)
ITA Rocca, Gianfelice Chairman, Techint
ESP Rodriguez Inciarte, Matías Executive Vice Chairman, Grupo Santander
USA Rose, Charlie Producer, Rose Communications
USA Rubin, Robert E. Co-Chairman, Council on Foreign Relations; Former Secretary of the Treasury
TUR Sabanci Dinçer, Suzan Chairman, Akbank
ITA Scaroni, Paolo CEO, Eni S.p.A.
USA Schmidt, Eric CEO and Chairman of the Board, Google
AUT Scholten, Rudolf Member of the Board of Executive Directors, Oesterreichische Kontrollbank AG
DEU Scholz, Olaf Vice Chairman, SPD
INT Sheeran, Josette Executive Director, United Nations World Food Programme
INT Solana Madariaga, Javier Former Secretary General, Council of the European Union
ESP Spain, H.M. the Queen of
USA Steinberg, James B. Deputy Secretary of State
INT Stigson, Björn President, World Business Council for Sustainable Development
USA Summers, Lawrence H. Director, National Economic Council
IRL Sutherland, Peter D. Chairman, Goldman Sachs International
GBR Taylor, J. Martin Chairman, Syngenta International AG
PRT Teixeira dos Santos, Fernando Minister of State and Finance
USA Thiel, Peter A. President, Clarium Capital Management, LLC
GRC Tsoukalis, Loukas President, ELIAMEP
INT Tumpel-Gugerell, Gertrude Member of the Executive Board, European Central Bank
USA Varney, Christine A. Assistant Attorney General for Antitrust
CHE Vasella, Daniel L. Chairman, Novartis AG
USA Volcker, Paul A. Chairman, Economic Recovery Advisory Board
CHE Voser, Peter CEO, Royal Dutch Shell plc
FIN Wahlroos, Björn Chairman, Sampo plc
CHE Waldvogel, Francis A. Chairman, Novartis Venture Fund
SWE Wallenberg, Jacob Chairman, Investor AB
NLD Wellink, Nout President, De Nederlandsche Bank
USA West, F.J. Bing Author
GBR Williams, Shirley Member, House of Lords
USA Wolfensohn, James D. Chairman, Wolfensohn & Company, LLC
ESP Zapatero, José Luis Rodríguez Prime Minister
DEU Zetsche, Dieter Chairman, Daimler AG
INT Zoellick, Robert B. President, The World Bank Group

Giornalisti
GBR Bredow, Vendeline von Business Correspondent, The Economist
GBR Wooldridge, Adrian D. Business Correspondent, The Economist

http://www.prisonplanet.com/bilderberg- ... pants.html
Alex Jones:
Questa è la lista ufficiale dei partecipanti direttamente fornita dal Bilderberg. Dobbiamo ricordare che molti partecipanti chiedono che i loro nomi non siano aggiunti, come si è scoperto nel 2008, quando Hillary Clinton e Barack Obama hanno partecipato al meeting Bilderberg a Chantilly Virginia sotto uno manto di segretezza, così ci sono parecchi dubbi che ci siano molti altri partecipanti che non sono stati incluso nella lista.

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