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ECONOMIA
If they are roses will bloom (se son rose fioriranno)
31 marzo 2008
If they are roses will bloom
(se son rose fioriranno)



ovvero

Come ti  trascorro una domenica pomeriggio primaverile...

Ieri pomeriggio col prode Paolo Tintori di Arcipelago Toscana siamo andati ad incontrare i bilanci di Giustizia e il Gruppo G.A.S. di Agliana e Quarrata.

Ci è stato chiesto di tutto, di piu' e l'incontro è stato molto gioviale...alla fine dell'incontro mi è successa pero' una cosa strana.

Fino a che non sono venuto a conoscenza di una cosa che dopo dirò mi veniva automatico dare del "tu" a tutte le persone presenti.

Quando invece ho saputo , perchè si sono dichiarati, che due persone facevano parte del Pd non riuscivo a continuare a dare del "tu".

Era incredibile che per quanto mi sforzassi  mi veniva di dare del "Lei".

Questo , per fortuna , non ha compromesso l'incontro e a parte il fatto che mi sono accorto che anche loro non conoscono bene come funzionano i bilanci comunali pur conoscendo i bilanci di giustizia si sono impegnati a collaborare perchè il progetto parta anche a Quarrata...vedremo.

Cronaca di una domenica senza calcio, senza gite fuori  porta, etc etc..

Il progetto sta partendo, questa di seguito è la foto dell'inizio stampa dei buoni:








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permalink | inviato da ilSigna il 31/3/2008 alle 9:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
Ho perso l'uso delle gambe a causa dell'inquinamento
28 marzo 2008
dal sito www.noinceneritori.org


Il male e la cura

La lettera è solo carta straccia per chi pretende prove e controprove per mettere il bollo di "scientificità" a fatti che viviamo tutti i giorni specialmente nei vari "triangloli della morte" sparsi in giro per l'Italia, ma, mentre in Giappone e in Asia bloccano le mozzarelle campane a rischio diossina (nessun maggiore rischio che nei prodotti delle mucche che pascolano sotto gli inceneritori di Brescia o Forlì, come le fugaci note di cronaca hanno riportato per i più attenti, ma il caso Campania è stato pompato assai di più...), mentre succede questo, la cura  pensata dal governo Prodi che esala l'ultimo respiro (vedi il Sole 24h del 23.3.08) è probabilmente l'ennesima infrazione delle regole Comunitarie e della stessa Finanziaria del Governo, una ennesima calate di brache davanti agli imprenditori che costruiscono inceneritori con i soldi della nostra bolletta ENEL e continuano a pretenderli nonostante sia contro la legge. La cura è: Fumenta di piombo, cadmio e diossina per tutti o quasi.

dalla lettera di Anna Carrieri 

....Proprio l'altro giorno, dopo ulteriori esami a pagamento, ho avuto la
conferma che la mia paralisi è stata provocata dall'inquinamento.
Infatti il mio organismo è pieno di minerali, minerali che tra i vari danni
provocano quello che colpisce il sistema nervoso centrale e soprattutto
attacca la MIELINA con conseguente paralisi".

'Abito vicino all'acciaieria. Ho perso l'uso delle gambe per l'inquinamento'.

Oggetto: [PckNews] "Abito vicino all'acciaieria. Ho perso l'uso
delle gambe per l'inquinamento"
Data: 25 marzo 2008 0:08:12 GMT+01:00
A: 
news@peacelink.itIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , taranto@peacelink.itIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

"Mi chiamo Anna Carrieri, ho 52 anni, abito da quando sono nata al
quartiere Tamburi. Il 16 maggio 2004 nel giro di 5 minuti perdo l'uso
delle gambe. Rimango 8 mesi ricoverata nei centri di riabilitazione e
trovo decine di casi come il mio, anche a Taranto, e tutti abitavano in
centri industriali e chimici. In questi anni ho speso soldi a non
finire.
Proprio l'altro giorno, dopo ulteriori esami a pagamento, ho avuto la
conferma che la mia paralisi è stata provocata dall'inquinamento.
Infatti
il mio organismo è pieno di minerali, minerali che tra i vari danni
provocano quello che colpisce il sistema nervoso centrale e soprattutto
attacca la MIELINA con conseguente paralisi".

Questa lettera è stata pubblicata sul sito del Ministero dell'Ambiente,
nella sezione dedicata alle "osservazioni" per l'AIA (Autorizzazione
Integrata Ambientale) per l'Ilva di Taranto. Per saperne di più vai su
http://www.peacelink.it/editoriale/a/25543.html



permalink | inviato da ilSigna il 28/3/2008 alle 8:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Scudo stellare in repubblica Ceca?
27 marzo 2008
Ricevo questa mail dal Movimento Umanista Italiano...la pubblico in quanto persone molto simpatiche!
Vabbè dai... pubblicherò anche quelle antipatiche.....


Cari amici,


il governo USA vuole installare una base radar in Repubblica Ceca, all’
interno del cosiddetto programma dello “scudo stellare”.

La nostra
protesta è forte e spesso siamo presenti nei mass-media; sono forti
però anche la degradazione e la censura verso le nostre attività.

In
aprile il Parlamento dovrà esprimersi sulla costruzione di questo radar
ed è probabile che voterà a favore della sua installazione, nonostante
il 70% della popolazione sia contrario.

Vista l’urgenza della
situazione, abbiamo pensato di lanciare una petizione on-line per fare
pressione sul Parlamento e chiedere che la questione sia risolta con un
referendum.



Poiché questo progetto USA non riguarda solo la
Repubblica Ceca, ma anche l’Europa e il resto del mondo, chiediamo un
aiuto agli amici di altri paesi per raccogliere un milione di firme.

Insieme alle firme stiamo preparando anche lettere di protesta da
inviare a diverse istituzioni, e stiamo chiedendo l’appoggio di
personalità come Chomsky e Gorbachev, che hanno già sostenuto la
campagna Europe for peace.



La nostra speranza è che grazie a questa
petizione e ai messaggi o video messaggi di appoggio che arriveranno,
si possa cambiare questo futuro che sembra già stabilito. In ogni caso
sarà un’occasione affinché le numerose organizzazioni e personaggi che
si muovono nel mondo della nonviolenza e del pacifismo portino avanti
un’attività comune. Sarà un’occasione anche per diffondere gli ideali
della nonviolenza e del Nuovo Umanesimo.



Per questa campagna
contiamo su:

- una dichiarazione

- un video (per ora solo in
italiano. La versione in ceco è stata vista su google da più di 300.000
persone.)

- Una pagina web per firmare la petizione: www.nonviolence.
cz

- Siamo già in contatto con diverse organizzazioni che vogliono
appoggiare la campagna.



Allego la petizione.



Un forte
abbraccio

Gerardo

www.nonviolence.cz <http://www.nonviolence.cz/>



permalink | inviato da ilSigna il 27/3/2008 alle 16:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica interna
Stefano Montanari questa sera a Porta a Porta
26 marzo 2008





www.stefanomontanari.net


Consiglio Comunale di Prato fuori regola !
26 marzo 2008
Costantino del meet up di Prato nota con rammarico che le piu' elementari norme di sicurezza non sono rispettate nemmeno nel salone dove si tiene il Consiglio Comunale di Prato.



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permalink | inviato da ilSigna il 26/3/2008 alle 10:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
CULTURA
BAT YE'OR -Eurabia
25 marzo 2008
Bat Ye'or a Bologna

Cronaca di un incontro

di Fabio Cintolesi

Bat Ye’or, per quelli come me che hanno avuto la fortuna di incontrarla, non ha affatto l’aria altera e austera dello storico come qualcuno si potrebbe immaginare. Lo stesso pseudonimo, “Figlia del Nilo”, in ebraico, appare distante, almeno per me, dalle abitudini della grandissima parte dei cattedratici di cui ho sentito parlare.

Eppure questa donna schiva e minuta, con i suoi studi e con le sue tesi, ha scatenato un dibattito, del quale gran parte dell’opinione pubblica è all’oscuro, sull’attuale ruolo dell’islam e sul ruolo che esso eserciterà in Europa in un prossimo futuro.

Nell’incontro di Bologna, con più di cento persone, purtroppo sparse in una sala un po’ troppo grande, organizzato dall’associazione “Una via per Oriana”, l’accompagna il marito David Littman, storico e attivista per i diritti umani britannico. Questo compassato e (in privato) gustosissimo gentleman inglese, nella sua lingua madre, introduce l’argomento, spiegando che oramai si dovrebbe parlare di UN-irabia, dove UN sta per United Nations, le Nazioni Unite, che, spiega Littman, non difendono né promuovono i diritti umani, ma anzi stanno lavorando ad una loro limitazione.

Motore di questo infausto processo è una sorta di alleanza tra l’OCI, l’Organizzazione della Conferenza Islamica, che raggruppa gli oltre 50 stati a maggioranza islamica; il movimento dei Paesi Non Allineati, dove Cuba, Iran e Venezuela hanno un largo peso, con in il sostegno cinico e spesso interessato di vari altri Paesi, tra cui spiccano Cina e Russia.

Lo strumento, invece, è la progressiva limitazione del diritto di espressione e di critica, quando questi entri in contrasto con credenze e tradizioni religiose (leggi “islam”). Questo perché la critica della cultura altrui, anche nei suoi aspetti più discutibili, potrebbe essere interpretato come una forma di “razzismo culturale”. In questa ottica, anche stigmatizzare l’uso del burqah diventa, secondo un alto funzionario ONU, un “attacco razzista”.

L’OCI, infatti, già nel 1990 ha promulgato la Dichiarazione del Cairo sui Diritti Umani nell’Islam. In essa, si afferma che “ogni diritto umano è soggetto alla Shari’ah islamica”. La quale, tra le altre cose,  limita pesantemente le libertà individuali e indica grandi disparità di trattamento tra uomini e donne e tra musulmani e non musulmani. L’ONU, da tempo ha lasciato entrare questo documento nel proprio “corpus giuridico”, alla voce “strumenti regionali” per i diritti umani.

Di più, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, appena pochi mesi fa, ha approvato una risoluzione intitolata “Combattere la Diffamazione delle Religioni”, ufficialmente per combattere le manifestazioni di intolleranza e le discriminazioni religiose. L’unica religione citata per nome, però, è l’islam. Nella risoluzione si invita ad usare con responsabilità la libertà di espressione, la quale potrà essere limitata inter alia “per rispetto per le religioni e le credenze”.

Per David Littman, questa risoluzione, che ha implicazioni per tutti gli stati membri, dimostra oramai che l’ONU oramai non promuove, ma si batte contro i diritti umani.

Bat Ye’or, il cui vero nome è Gisèle Orebi, nata in Egitto da madre francese e padre italiano, per la precisione livornese, inizia scusandosi per il suo italiano approssimativo; di chi non parla quella lingua da più 50 anni e che in quella lingua neanche ha studiato. Scuse assolutamente ingiustificate.

La storia di questa donna attenta e meticolosa, è la storia di tanti profughi. Espulsa dalla terra dove era nata e cresciuta, l’Egitto, poco più che ventenne, all’indomani della crisi di Suez, nel 1957. Espulsi e spogliati dei propri beni, lei e la sua famiglia e tutta la comunità ebraica del Paese, perché ebrei. L’arrivo a Londra da apolide e poi anni e anni di studio e di lavoro. Ovviamente, non è lei che dice queste cose di sé.

Bat Ye’or inizia invece parlando con speditezza di “jihad”. Spiega Bat Ye’or che quando nei loro scritti in arabo, si riferiscono al termine “jihad”, i giuristi e i teologi musulmani indicano sempre l’aspetto militare. Esiste un ricco insieme di norme, basate sul Corano e sugli Hadith, i racconti orali sulla vita e i discorsi del profeta Maometto, che regolano nel dettaglio tutti gli aspetti della guerra portata agli infedeli; dal trattamento dei prigionieri alla spartizione del bottino.

Il Jihad, “lotta” in italiano, è uno dei doveri di ogni buon musulmano. Coloro che seguono la via del jihad, la via verso Allah, sono i mujahidin. Varie sono le forme e gli strumenti del jihad. La parola, la letteratura, la propaganda; altri mezzi sono la corruzione e la politica; fino al jihad militare, la guerra, il terrorismo. Obiettivo del jihad non è convertire tutti con la forza, ma difendere ed espandere i territori islamici, il Dar al-Islam.

Dar al-Islam, o Dar al-Salaam, “casa della pace”, sono i territori dove vige la legge islamica; dove i non musulmani sono sottomessi (dhimmi). Essa è contrapposta alla “casa della guerra”, o Dar al-Harb. In essa i musulmani non possono espandersi, e gli infedeli, in questo caso chiamati “harbi” sono considerati nemici dell’islam.

Tra questi due estremi, esiste la Dar al-Hudna, la “casa della tregua”. Terre nelle quali, pur non essendo islamiche, i musulmani possono espandersi liberamente. Gli abitanti di queste terre, sono sempre “harbi”, cioè infedeli non sottomessi, ma pagano il tributo e hanno un trattato di tregua, anch’essa codificata dalla giurisprudenza islamica, con i vicini stati islamici. Il mancato pagamento del tributo o la violazione di questi accordi comportano, di per sé, la ripresa delle ostilità.

Di questi argomenti Bat Ye’or ha parlato e scritto da tempi non sospetti. La sua prima pubblicazione, “Jews of Egypt” è del 1971, seguita da “Le Dhimmi” (1980) e da “The Decline of Eastern Christianity: From Jihad to Dhimmitude”, nel 1991. In questi libri, viene descritta in profondità la condizione di discriminazione religiosa, giuridica ed economica, nella quale vivono i non musulmani nei paesi islamici.

A lei vengono accreditate i neologismi “dhimmitude” (per indicare la condizione del dhimmi) ed “Eurabia”. In realtà questi termini erano già stati usati, pur con accezioni differenti ma mai erano stati definiti ed analizzati in profondità. Ma cos’è l’Eurabia?

Nel suo ultimo libro, “Eurabia: The Euro-Arab Axis”, del 2005, Bat Ye’or, descrive uno scenario inquietante. Con il termine Eurabia viene indicato, più che un continente, un processo che porterà all’islamizzazione dell’Europa e alla sua “fusione” con i paesi arabi.

Elementi di questo processo, secondo la storica, sono le ondate migratorie dai paesi islamici; l’alta natalità di queste popolazioni; l’acquiescenza dell’Europa nel difendere la propria cultura e la propria identità; la progressiva affermazione di leggi e consuetudini via via sempre più vicine alla cultura musulmana.

Continuando questo trend, nel giro di poche generazioni l’islam diverrà la religione dominante nell’Europa Occidentale, che diventerà un tutt’uno con il mondo arabo. Tutto questo sta avvenendo, secondo Bat Ye’or, perché le elite politiche, economiche e burocratiche dell’Europa, e particolarmente quelle dell’Unione Europea, supportano questo processo per vari motivi.

Se le radici teologiche di questo “confronto tra civiltà”, affondano nel remoto passato, le ragioni di queste scelte sono assai più recenti e mondane. All’inizio degli anni ’70, su iniziativa principalmente francese, fu avviato un forum di consultazione permanente tra l’Unione Europe (che allora si chiamava CEE) e la Lega Araba, con l’obbiettivo di stringere rapporti sempre più stretti tra le due realtà geopolitiche.

Questo forum, denominato “Dialogo Euro-Arabo”, nasce all’indomani della guerra del Kippur e della crisi petrolifera che ne seguì; crisi che provocò pesanti problemi di approvvigionamento energetico in Europa. Nel corso degli anni si articolerà in diversi comitati e sottocomitati a livello governativo, economico e sopratutto accademico.

Il tacito accordo tra governanti europei ed arabi, secondo Bat Ye’or, è fondato su molteplici aspetti. Da parte araba c’è la continuità nelle forniture petrolifere a basso prezzo dell’Europa, oltre ad un generico impegno, non sempre rispettato, di salvaguardare i paesi europei da atti terroristici, compresi quelli di matrice palestinese.

In cambio, la controparte europea ha accettato di aprire le porte all’immigrazione dai paesi arabi e a non ostacolare l’espansione dell’islam sul suolo europeo; oltre ad adottare un politica estera sempre più distante da quella degli USA e sempre più ostile a Israele. Prova ne sono i finanziamenti a fondo perduto e incontrollati, che l’Europa, da anni, eroga alla dirigenza palestinese.

Si realizzava un obbiettivo fortemente voluto dalla Francia; quello cioè di creare un “asse” euro-arabo, alternativo e autonomo dagli Stati Uniti. Un sogno, quello di competere con gli USA, che la Francia ha perseguito con grande determinazione.

Questi patti rendono l’Europa, di fatto, Dar Al-Hudna, “Casa della Tregua”. Cioè una terra di infedeli che ha accettato la penetrazione islamica sul proprio territorio e il pagamento di un tributo (i fondi ai palestinesi); al contrario degli Stati Uniti e di Israele, che sono e rimangono Dar Al-Harb, “casa della guerra”.

Pilastro e garante di questo patto, nella visione di Bat Ye’or, è senz’altro il mondo accademico, che ha fatto diventare le università europee dei veri e propri bastioni dell’avversione agli USA e ad Israele. E’ questa influenza sulla cultura, sui giovani e soprattutto sulla futura classe dirigente europea, per la storica britannica, la più pesante ipoteca sulla difesa delle identità e delle culture del Vecchio Continente.

Molti dotti professori europei, coadiuvati da vari intellettuali arabi o comunque musulmani, hanno sostenuto e difeso la bontà della società multiculturale; bollando gli scettici e i critici, di volta in volta come “razzisti”, “xenofobi”, o al più, “ignoranti”. In più, è stata data una rappresentazione edulcorata, se non agiografica, dell’islam; mettendone in luce (o inventandoli quasi di sana pianta) gli aspetti accettabili per un occidentale e nascondendo quelli più controversi o del tutto inaccettabili.

Le critiche all’islam, siano esse fondate o meno, rischiano, di per sé stesse, di minare alla base questi accordi e questo precario equilibrio, se di equilibrio si può parlare. Per questo motivo chi se ne fa portatore rischia di essere messo ai margini dell’establishment, o comunque di esserne osteggiato. Quando va bene, ad altri, come Theo Van Gogh, la sorte ha riservato una fine peggiore.

A confronto dello scenario delineato da Bat Ye’or, qualunque ipotesi di “grande complotto”, come ad esempio quello ipotizzato intorno alle stragi dell’11 settembre, impallidisce. Ma il termine “complotto” non viene mai usato. L’impressione, almeno per me, è che ci si trovi di fronte ad uno stato di cose prodotto negli anni da scelte scellerate motivate di volta in volta da cinismo, opportunismo, avidità o anche semplicemente da stupidità e incombenza.

Alla fine di questa relazione, breve ma intensa, dal pubblico cominciano ad arrivare le domande. Un pubblico attento e fino ad allora silenzioso, cerca risposte e rassicurazioni, dopo una serie di dati e informazioni che rassicuranti proprio non lo sono.

Le domande vertono su due temi principali. Il primo sulla possibile reversibilità di questo processo. Questa è domanda a cui nessuno può rispondere, interloquisce Bat Ye’or. Certo, la decisione dei governanti europei di non difendere la propria identità e di trasformare l’Europa in un grande mercato dove valori e radici hanno poco significato, ha fatto diventare il continente in una specie di tabula rasa culturale dove jihadisti, armati o meno, hanno gioco facile ad instaurare il proprio credo e la propria visione del mondo.

Certo, continua Bat Ye’or, la sensibilizzazione dell’opinione pubblica e una minore dipendenza dal petrolio, potrebbero senz’altro aiutare. Qualcuno chiede se gli Stati Uniti potrebbero avere un ruolo importante in questo confronto; ma la risposta è che mentre gli USA ancora non risentono di questa influenza e possono prendere decisioni con maggiore autonomia, al tempo stesso, i campus universitari americani stanno subendo lo stesso processo di “islamizzazione”, se così si può dire, di quelli europei. E ciò non è un bel segnale per il futuro.

L’altro tema invece si dipana intorno al come riconoscere nell’immigrato musulmano, il migrante che cerca solo migliori condizioni di vita per sé e per la propria famiglia, dal fautore di un islamismo politico, intollerante e aggressivo. Le domanda, che forse appare ovvia, è però fondamentale, vista anche l’esistenza, nella teologia islamica, dell’istituto della “taqiyya”.

Questo codice comportamentale permette ad un fedele musulmano di celare i propri convincimenti, qualora ritenga che il manifestare le proprie idee non sia opportuno. Un modo per tutelare la propria sicurezza, secondo alcuni. Uno stratagemma per ingannare i propri interlocutori sulle proprie idee ed intenzioni, ribattono i critici. Fatto sta che questa tendenza, che anch’io ho potuto constatare di persona, mina nel profondo la fiducia reciproca che dovrebbe essere alla base di ogni proficuo dialogo.

Per Bat Ye’or, lo strumento dialettico migliore è il chiedere all’interlocutore del momento di fare affermazioni positive e non semplicemente di negare qualcosa. Ad esempio, non chiedere di negare il proprio sostegno al terrorismo, ma di enunciare soluzioni concrete ai motivi di scontro e di conflitto tra gruppi o stati. Inoltre, una certa conoscenza del Corano, come pure dell’Arabo, sarebbero fortemente consigliabili.

Su quest’ultimo punto, aggiunge Bat Ye’or, il riconoscimento del diritto all’esistenza di Israele è un elemento principe, quello discriminante, tra chi vuole la convivenza tra genti diverse e chi invece persegue obbiettivi di tutt’altro genere. Il dibattito prosegue, con riferimenti non banali e citazioni dall’arabo. Un partecipazione sentita di un pubblico attento e colto che va avanti fin dopo la mezzanotte.

Una volta esaurito la rituale firma delle copie del proprio volume, Bat Ye’or, la figlia del Nilo, senza rumore e quasi senza voler essere vista, si allontana.


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permalink | inviato da ilSigna il 25/3/2008 alle 16:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Gruppi d'acquisto solidali (G.A.S.)
25 marzo 2008
Gruppi d'acquisto solidali (G.A.S.)

Faccio parte da alcuni mesi di un gruppo d'acquisto solidale e mi piacerebbe che questa esperienza fosse condivisa dal maggior numero di persone.

Si fa parte di un G.a.s. per vari motivi ma quello che a parer mio è piu' importante è quello di avere prodotti biologici e di buona qualità ad un presso molto basso in quanto verrà acquistato direttamente da chi lo produce.

Occorre fare una distinzione dal Commercio Equo e solidale in quanto in questo caso i produttori sono locali.

I produttori locali riescono a spuntare un prezzo migliore rispetto a quello che avrebbero dovuto applicare a qualsiasi altro rivenditore e sono contenti.

Il consumatore compra ad un prezzo minore (prezzo/qualità) ed è comunque contento.

Inoltre è un bell'aggregatore sociale in quanto  tutte le settimane ti incontri , fai due chiacchere e a volte anche qualche risata.

L'altro giorno sono andato a ritirare la minestra prodotta dalle cooperative di "Libera" che coltivano su terre sequestrate alla Mafia...vi dirò presto se son buone.

Non mi pare poco di questi tempi; un saluto a tutti gli amici del G.A.S !

Per chi volesse far parte di un G.A.S. , cercatelo nella Vostra città


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permalink | inviato da ilSigna il 25/3/2008 alle 11:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
finanza
HO VINTO 1+1 MILIONE DI EURO
25 marzo 2008
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Margaret Ferguson

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Da: Dr. Maria Anthony (info_notice08@cox.net)

Rischio medioPotresti non conoscere il mittente.Contrassegna come sicuro|Contrassegna come non sicuro
Inviato: lunedì 24 marzo 2008 21.13.46
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appena mi fanno il bonifco distribuisco a tutti!!!



permalink | inviato da ilSigna il 25/3/2008 alle 10:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica interna
Pinocchio, Dell'Utri e Piero Ricca
22 marzo 2008

 

Votiamolo, lui sa come trattare i mafiosi !

Concerto di PasCua !
21 marzo 2008
Cari amici, Cari Naviganti o piu' semplicemente Cari
nell'augurarvi Bona Pasqua, vi invito questa sera alle 18.00 sul mio blogghe ad assistere in diretta ad un breve concertino pasquale ' acoustico'della  serie  'will to work  jump on me'  (voglia di lavorà  saltamiaddosso).

In attesa del concerto vero e proprio che si terrà , sempre in versione acoustica al

MostoDolce@ViaNazionale-Firenze

il 25 Marzo 2008 alle ore 21.00



 






permalink | inviato da ilSigna il 21/3/2008 alle 11:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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