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politica estera
Osama è morto ... sarà vero?
3 maggio 2011
2 foto scattate , un funerale in aereo (?) , controllo del DNA e poi si butta in mare ai pescecani.

Si cancellano le tracce, negli Usa gente in piazza a festeggiare e tutti felici e contenti .

Soprattutto Obama.

Per un fatto così importante tanta superficialità nelle descrizione degli eventi che hanno portato al blitz. 

Secondo me è una grossa cazzata, ho guardato anche bene la foto e sembra che non gli assomigli neppure!

Neanche la gente del posto ha visto niente. Addirittura un pachistano che ha sentito gli elicotteri e stava chattando su TWITTER è andato a letto !

Vi ricordate il film Sesso e Potere ?




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permalink | inviato da ilSigna il 3/5/2011 alle 15:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
Dove finiscono i soldi delle Feste ex-Unità?
22 settembre 2010
Salve a tutti,

visto i molteplici impegni scrivo poco su questo blog e un po' mi dispiace.

Molte volte mi sono chiesto cosa pensino i volenterosi che anno dopo anno si prestano a fare pizze, servire ai tavoli della classe dirigente del Grande PD.

Poi l'altro giorno vado a Firenze e vedo gli autobus con sopra Bersani che con vari slogan spiega che la "PAZIENZA E' FINITA".

Provo a riderci un po' sopra ma poi alcuni giorni dopo mi imbatto  in un sito

www.sondaggipoliticoelettorali.it a cura del Consiglio dei Ministri.

Guardo l'ultimo dei sondaggi e vedo che il Pd ha incaricato una società che fa sondaggi per capire se la campagna "LA PAZIENZA E'FINITA FUNZIONA".

Da questo alcune riflessioni:

a) I soldi delle Feste servono per finanziare le campagne pubblicitarie.
b) I dirigenti del Pd usano i soldi dei volontari per fare campagne pubblicitarie di cui non hanno nessuna certezza riguardo all'esito
c) I dirigenti del Pd usano i soldi dei dessert venduti alle feste ( quelli delle pizze son finiti) per sapere se hanno fatto bene a fare una campagna pubblicitaria.

Ai poster(i) l'ardua sentenza

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permalink | inviato da ilSigna il 22/9/2010 alle 8:57 | Versione per la stampa
ECONOMIA
Reti a Maglia (Mesh)
30 giugno 2010

di Pierluigi Paoletti

www.centrofondi.it


La strada verso il nuovo passa anche dal cambiare visuale e modificare quello che fino ad oggi per noi è sempre stato normale. Se il modello dominante è stato fino a qui "ognuno per se", da domani dovrà essere "insieme è meglio, si spende meno e nessuno ci può manipolare". Le reti mesh insegnano questo e lo dicono oramai da molti anni, ma le persone ancora non erano pronte a questo cambiamento, oggi quel momento è arrivato e dovremo replicarlo in tutti i settori, nelle comunicazioni, nella banda larga, ma anche in economia con le economie locali collegate in rete, nei trasporti e nell'energia. Il tempo è scaduto e l'azione deve iniziare...

 

Oggi siamo abituati a pensare il rapporto con il nostro gestore telefonico e il provider di internet come se quello attuale fosse l'unico modello possibile. Oggi è un rapporto “uno, il gestore, a molti, noi”, in pratica lo stesso che viene replicato per tutte le erogazioni di servizi essenziali, energia, gas ecc. in questo caso noi abbiamo, spesso e volentieri, un monopolista che replica tutta una serie di costi sulle spalle di quell'uno che deve pagare salato il suo servizio.
Il rapporto quindi diventa o centralizzato dove da un solo punto di eroga il servizio a fette importanti di popolazione oppure nel migliore dei casi decentralizzato dove tante centrali sparse sul territorio erogano il servizio, come nel caso di Telecom: Nei due sistemi di distribuzione però è sempre e solo uno che distribuisce agli altri e da questi si fa corrispondere un canone o pagare una tariffa.


Non accade mai, perché sarebbe molto pericoloso per il monopolio delle società di erogazione dei servizi, che ognuno diventasse fruitore ed erogatore allo tempo del servizio con un rapporto diretto con tutta la rete costruita, la cosiddetta rete distribuita. In quest'ultimo caso ognuno è un nodo della rete che riceve e ritrasmette il segnale  e l'unione di tutti questi nodi costituisce una rete affidabile e di proprietà diffusa.

Questo modello, prendiamo l'esempio dell'energia, permetterebbe di non avere centrali megagalattiche che producono energia e la trasmettono in tutta la rete con enormi e antieconomiche dispersioni lungo il tragitto delle dorsali elettriche, perché l'energia si consuma a centinaia a volte a migliaia di chilometri di distanza. Non avremmo nemmeno tante piccole centrali decentrate che si occupano di gruppi di utenti omogenei per territorio, come nel caso delle centraline Telecom a cui ogni utenza è agganciata, ma avremo ogni utente che diventa fruitore e creatore della rete, nel caso ad esempio dell'energia, quella autoprodotta soddisferà il proprio fabbisogno e metterà a disposizione dei vicini a cui è collegato in rete, quella inutilizzata e viceversa.

Nel caso delle comunicazioni si potrebbe dire che se l'ultimo miglio anziché transitare sulla rete Telecom, gestito da vari operatori telefonici che l'affittano da Telecom, con costi che ricadono inevitabilmente sull'utente finale, venisse costruito con il sistema distribuito avremmo costruito una vera e propria rete di gestione dell'ultimo miglio, di proprietà dei cittadini all'interno della quale far circolare una serie di servizi GRATUITAMENTE perché di proprietà di chi la usa.
Tanti nodi che interconnessi fra loro comunicano e si possono scambiare dati e informazioni ad alta velocità, senza uscire dalla rete. Oggi infatti anche per comunicare con il vicino di casa, se utilizziamo il computer dobbiamo connetterci alla rete internet  con il nostro provider e rientrare e comunicare quindi con il computer del nostro vicino, con il telefono è la stessa cosa collegandoci alla centralina telefonica più vicina per entrare, tramite doppino telefonico nella casa del nostro vicino.
Con il sistema distribuito invece io ho un rapporto diretto con chiunque faccia parte delle rete e non ho necessità di intermediari. Avrò solo bisogno di un unico accesso alla banda della rete internet che verrà distribuito in tutta la rete e condiviso con gli altri attraverso ogni nodo dei sistemi attuali.

La particolarità è che in questo caso la condivisione della banda non penalizzerà gli utenti, ma ognuno riceverà e amplificherà il segnale addirittura aumentando la banda stessa potendo interloquire direttamente con ogni partecipante alla rete. In pratica io avrò una rete ad alta velocità in cui i costi di traffico dei dati all'interno della rete distribuita avranno un costo risibile se non nullo, pagando solamente quando si richiede l'accesso ad internet. La banda larga di questa rete sarà garantita perché se la rete, tramite il suo provider, acquisirà 10 megabit questi saranno 10 megabit reali e non nominali come spesso oggi avviene, sia in download e soprattutto in upload, garantendo così la possibilità di usufruire di servizi che invece oggi non riescono a decollare a causa della poca velocità della rete in upload come lo streeming, il voip ecc. La media delle nostre connessioni anche se nominalmente raggiungono gli 8 mega sono 2,5/3 in download e 0,4 in upload.
La rete inoltre acquisirà anche un potere contrattuale molto importante perché non sarà più il singolo utente a contrattare l'acquisto della banda soggiacendo alle condizioni imposte dai vari gestori, ma sarà tutta la rete locale nel suo insieme che acquisterà la banda riuscendo ad ottenere condizioni di gran lunga migliori rispetto al singolo.

Quello che salta immediatamente all'attenzione è che una rete a maglia così impostata sarà meno vulnerabile ai black out e alle catastrofi come un terremoto perché automaticamente i nodi cercano quello attivo più vicino e tutta la rete si riassesta automaticamente. Se per caso si interrompesse il flusso dell'accesso alla rete di internet o telefonica sarebbe sempre comunque possibile comunicare, trasmettere dati e informazioni attraverso la rete locale. Costerà molto meno gestirla e sarà molto meno manipolabile. Inoltre la stessa rete può dare, attraverso la gestione dei servizi alle imprese che potrebbero sfruttare la rete, un reddito o benefici ulteriori a coloro che ne fanno parte, servizi come lo streeming di film che invece di noleggiare il dvd, te lo scarichi da casa, la pubblicità dei prodotti locali attraverso canali televisivi dedicati alla comunità,. Oltre a questo ci sono i servizi di pubblica utilità possono andare dall'e-learning per i ragazzi malati collegando direttamente la scuola a casa, al telesoccorso alle persone anziane, la tv di quartiere o di città, sempre se non passa il decreto Romani ovviamente, servizi comunali come certificati, prenotazioni sanitarie ecc. grazie al riconoscimento dell'indirizzoIP  e moltissime altre cose che rientrando nell'ambito della rete e non avendo accesso ad internet costerebbero praticamente niente.

Ogni utente della rete dotato di smart phone potrà agganciarsi in qualunque punto, così come ogni pc portatile all'interno della rete. Le comunicazioni telefoniche potranno avvenire tramite voip consentendo un risparmio notevole e con risultati ottimi grazie all'ampiezza reale della banda. Un domani che il sistema distribuito sarà diffuso sarà anche possibile mettere in relazione le varie reti di gestione dell'ultimo miglio e magari poter utilizzare un unico account permettendo l'accesso con il proprio abbonamento anche in vacanza ove naturalmente sia presente questa tipologia di reti. Il risparmio rispetto ai costi attuali sarà circa un 40% in meno, forse anche di più, con un aumento delle prestazioni e delle possibilità operative.

Questa infrastruttura telematica necessaria come una strada o un sistema fognario attualmente viene fatta attraverso la posa in opera di costosissimi cavi di fibra ottica nel migliore dei casi e che proprio a causa dei costi elevati non è redditizia per chi la realizza, lasciando l'Italia in notevole ritardo tecnologico, con tutte le conseguenze che questo comporta a livello economico e di qualità della vita (clicca per ingrandire la cartina )

Utilizzando la tecnologia WI FI invece si può costruire questa infrastruttura a costi veramente bassi e dopo aver coperto le aree urbane è possibile anche procedere alla copertura di aree oggi digital divide. Pensate che sarebbe possibile costruire questa rete utilizzando il risparmio di un anno per le comunicazioni e di connessione della sola amministrazione comunale. Il contatto con l'amministrazione locale infatti sarebbe la cosa migliore per dare vita a questa rete nel territorio comunale, ma se questo non fosse possibile è sempre aperta la strada della costruzione dal basso con persone che autonomamente decidono di mettere il dispositivo di ricezione WI FI sul proprio tetto e iniziare a condividere la rete, anche perché la rete può svilupparsi in modo naturale e si assesta automaticamente. Raggiunta la soglia di 150/200 persone disposte a fungere da nodo mettendo il dispositivo sul tetto, meglio se di più, è possibile acquistare la banda tramite un provider e avere così la propria rete che accede anche a internet.
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Dal punto di vista ecologico e delle emissioni le reti a maglia che adottano dispositivi wireless hanno sul tetto di 20-30mW che servono più persone e consumano solo 6W di energia ad apparato, Per dare un riferimento i cellulari che teniamo in tasca vanno da 500 a 1500 mW.
I costi del dispositivo, vanno dai 70 ai 200 euro per i nodi più evoluti, l'impatto visivo è limitato e notevolmente inferiore ad una normale antenna o parabola.
Per installarla basta solamente la comunicazione al condominio perché l'installazione è libera e senza vincoli. Tecnicamente ha necessità di un punto dove avere energia elettrica eventualmente mettendo un contatore per conteggiare la spesa e far scendere nel proprio appartamento un cavo dati, magari utilizzando la canalina dell'antenna TV.

Queste non sono novità perché in giro per il mondo già ci sono da anni (qui ad esempio la rete catalana e quella greca)

Noi stiamo percorrendo sia la strada di un accordo con gli enti locali, sempre più sensibili a ridurre i costi, che quella dell'unione fra privati per il momento a Roma, Cerveteri, Ladispoli (chi fosse interessato ci scriva).




permalink | inviato da ilSigna il 30/6/2010 alle 16:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
consumi
C'è bisogno di un bollino per sapere quello che mangi?
28 giugno 2010

di Miriam Tola, da D di Repubblica
Con Green Gone Wrong , Heather Rogers smonta l’ultima grande illusione dell’Occidente: l’idea che basti consumare i prodotti giusti, mangiare biologico, guidare auto ibride e comprare crediti ambientali per fermare l’inquinamento globale. Il libro della brava giornalista investigativa, appena uscito negli Usa e in Gran Bretagna, non usa toni moralisti né predica il ritorno alla natura. O la fine del capitalismo. Non è un manifesto contro il greenwashing delle multinazionali o una guida per survivalist del futuro prossimo. Per lei contano solo il valore della testimonianza, la precisione dei fatti. E il potere del dubbio. In viaggio tra i villaggi del sud dell’India, le foreste del Borneo e del Paraguay, gli eco-quartieri di Germania e Gran Bretagna, le città post-industriali del Michigan, le fattorie biologiche della valle dell’Hudson, testimonia le conseguenze indesiderate del boom dell’economia verde.
La incontriamo a Williamsburg, Brooklyn, in un caffè a due passi dall’appartamento dove vive da cinque anni. Trentott’anni, fisico esile, infradito di plastica ai piedi, pantaloncini di jeans logori e blusa grigia: un look, il suo, tutt’altro che glamour. Poco importa. è bella, starebbe benissimo anche con un straccio addosso. Unica concessione alla frivolezza, un paio di occhialoni dorati stile Sixties, che nascondono occhi verdissimi da manga giapponese e un’anima da muckracker.
Con tutti questi viaggi, il suo personale livello di emissioni sarà schizzato alle stelle. Come si sente?
“è vero, per scrivere Green Gone Wrong ho raddoppiato le mie emissioni di carbone. Non ne sono felice, ma non avrei potuto raccontare gli effetti globali del capitalismo verde senza vederne gli effetti su luoghi e persone lontane. E poi le emissioni non sono un fatto individuale, ma il risultato di decisioni economiche e politiche prese nel corso di generazioni. Fino a poco tempo fa solo attivisti, hippies e ingegneri visionari si occupavano di pannelli solari e macchine elettriche. Invece ora siamo sommersi da invenzioni ecologiche che promettono di salvare il pianeta. Sembra che basti sostituire i prodotti inquinanti con quelli green. Ma non è così semplice: ci sono limiti, e risultati imprevisti che il nuovo “ambientalismo pigro” preferisce ignorare”.
Ci faccia qualche esempio?
“Su internet tantissime organizzazioni vendono crediti ambientali per compensare le emissioni di carbone. Promettono di piantare alberi e distribuire energie rinnovabili, ma la realtà è più complicata. Sono stata in India, il paese che ospita circa il 25% delle iniziative mondiali di carbon offset. La prima tappa è stata Gudibanda, dove doveva nascere la famosa foresta di manghi finanziata dai Coldplay per neutralizzare l’inquinamento causato dalla band inglese. Un progetto fallito miseramente; i pochi manghi piantati sono morti a causa della siccità. Ma spesso anche le iniziative che decollano producono conseguenze perverse. A Heggur, nello stato di Karnataka, ho visitato una centrale a biomasse. Funziona, ma le popolazioni impoverite della zona ora tagliano alberi per venderli alla centrale come materia prima. E chi prima usava materiale organico come concime, o per fare il fuoco, deve comprare fertilizzanti e legname”.
Quindi comprare crediti è inutile?
“Il mercato dei carbon offset è senza regole: non c’è modo di sapere se i crediti vengono venduti più di una volta, o se i singoli progetti sono efficaci: a volte non è neppure chiaro dove nascono e in cosa consistono. Se ci fosse un monitoraggio efficace, e se quelle imprese tenessero conto delle realtà locali, forse sarebbe diverso. Oggi è un sistema del tutto volontario, fatto soprattutto per fare sentire bene quelli che possono viaggiare, e poi pagare qualcuno che pianti alberi per neutralizzare le loro emissioni”.
Però ci sono gruppi di certificazione no profit come Gold Standard, sostenuti anche da grandi organizzazioni ambientaliste come il Wwf…
“La centrale a biomasse di Heggur è una di quelle che ha il certificato Gold Standard. Ho contattato l’organizzazione, mi hanno detto che ciò che avevo scoperto era allarmante. Volevano che li mettessi in contatto con persone del luogo. Bizzarro, no? E il problema della certificazione riguarda anche il mercato mondiale dell’agricoltura biologica”.
Cosa non funziona in quel mercato?

""Il consumo di alimenti biologici è diventato di massa, c'è un domanda gigantesca e le grandi aziende coinvolte nel business fanno affari in Cina e America Latina, dove la manodopera costa meno e le regole sono aggirabili. In Paraguay ho visitato una delle piantagioni di canna da zucchero bio più grandi del mondo, la Azucarera Paraguaya. Producono un terzo dello zucchero usato in prodotti biologici negli Stati Uniti. La piantagione si è espansa a vista d'occhio, e a farne le spese è stata la foresta dell'Alto Paranà, dove vivono giaguari, tapiri, rettili, anfibi e centinaia di specie di uccelli. Nel 2004 il Paraguay ha approvato la Zero Deforestation Law, ma ancora oggi gli alberi cadono per far posto alla monocoltura dello zucchero. Non è certo lo scenario che immaginiamo quando compriamo zucchero bio!".

 
Perché, secondo lei che cosa immagina chi compra biologico?
 
"Il volto sorridente di una coltivatrice di zucchero ritratta in mezzo a un campo. Da Whole Foods (la catena Usa di supermercati del biologico, ndr) ho visto una foto di questo genere, accanto a uno scaffale di biscotti dolcificati con "puro zucchero solidale del Paraguay". Anche le coltivazioni di bio-carburanti fanno disastri. Sono stata tra i Dayak, gli indigeni del Borneo che lottano contro la distruzione della foresta tropicale. Viene bruciata per piantare palma da olio convertibile in biodiesel. Un altro danno incalcolabile alla biodiversità".
 
Come Michael Pollan anche lei crede che consumare prodotti locali sia una soluzione agli eccessi di Big Organic, i colossi del commercio biologico?
 
"Lo è, ma anche qui ci sono miti da sfatare. Molti piccoli coltivatori americani, per esempio, non se la passano bene. Ho visitato diverse fattorie vicino a New York. Vendono nei mercati della città a prezzi alti, ma hanno spese enormi. Invece i giganti dell'agro-business godono di sussidi federali. Ma nel mio libro non parlo solo dell'ambientalismo che non funziona: racconto anche progetti con una visione di lungo termine, che conciliano salvaguardia dell'ambiente e qualità della vita".
 
Ciò è rassicurante. Parliamone.
 
"C'è un movimento internazionale di contadini che dopo aver guidato la rivoluzione biologica ora cerca alternative a Big Organic. Nel libro racconto la storia di Morse Pitts, che ha ereditato un pezzo di terra nella valle dell'Hudson e ci lavora da trent'anni. Nella sua azienda, la Windfall, ha sempre usato metodi olistici, e senza mai richiedere la certificazione biologica disegnata per agevolare le grandi aziende. Un altro contadino della zona, Ron Khosla, ha lanciato Certified Naturally Grown, un sistema in cui sono gli stessi coltivatori a verificare i metodi dei colleghi. Un modello simile esiste anche in Brasile, Ecovida: unisce 13mila coltivatori che garantiscono cibo, a costi accessibili, alle comunità locali".
 
Ha visitato anche gli eco-quartieri tedeschi e londinesi. Cosa ha visto?
 
"Ho vissuto per un periodo a Vauban, un eco-quartiere di Friburgo, in Germania. Lì, come in altre zone della città, la gente fa la doccia calda e usa Internet e la tv, ma grazie alla eco-architettura consuma molto meno del normale. Inoltre i costi non sono da capogiro e si ammortizzano col tempo".
 
Se questi progetti funzionano così bene, perché sono ancora un'eccezione?
 
"Perché richiedono tempo e dedizione. Chi compra una casa a Friburgo non si limita a pagare, ma segue da vicino tutte le fasi di costruzione, dalla progettazione all'installazione dei pannelli solari. Casi come questi dimostrano che la vita quotidiana è un processo, non un prodotto. L'ambientalismo si può praticare in molti modi, ma serve un approccio sistemico. La via d'uscita dal global warming non si compra, è un fatto di partecipazione più che di consumo"."
http://www.altracitta.org/2010/06/21/il-lato-oscuro-della-green-economy-la-salvezza-del-pianeta-non-e-un-prodotto-che-si-compra/
 http://snipurl.com/xud5q

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permalink | inviato da ilSigna il 28/6/2010 alle 9:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
politica estera
Daniel Estulin - Il Club Bildeberg
14 giugno 2010
Sto leggendo questo libro.

Parla solo di chi , attualmente, governa il mondo.

Lo scorso week end , si è riunito segretamente in Spagna.

Questi i componenti:

Sitges, Spain 3-6 June 2010
Lista finale dei partecipanti

Honorary Chairman BEL Davignon Etienne ;
Vice Chairman BEL Suez-Tractebel

DEU Ackermann, Josef Chairman of the Management Board and the Group Executive Committee, Deutsche Bank AG
GBR Agius, Marcus Chairman, Barclays Bank PLC
ESP Alierta, César Chairman and CEO, Telefónica
INT Almunia, Joaquín Commissioner, European Commission
USA Altman, Roger C. Chairman, Evercore Partners Inc.
USA Arrison, Sonia Author and policy analyst
SWE Bäckström, Urban Director General, Confederation of Swedish Enterprise
PRT Balsemão, Francisco Pinto Chairman and CEO, IMPRESA, S.G.P.S.; Former Prime Minister
ITA Bernabè, Franco CEO, Telecom Italia S.p.A.
SWE Bildt, Carl Minister of Foreign Affairs
FIN Blåfield, Antti Senior Editorial Writer, Helsingin Sanomat
ESP Botín, Ana P. Executive Chairman, Banesto
NOR Brandtzæg, Svein Richard CEO, Norsk Hydro ASA
AUT Bronner, Oscar Publisher and Editor, Der Standard
TUR Çakir, Rusen Journalist
CAN Campbell, Gordon Premier of British Columbia
ESP Carvajal Urquijo, Jaime Managing Director, Advent International
FRA Castries, Henri de Chairman of the Management Board and CEO, AXA
ESP Cebrián, Juan Luis CEO, PRISA
ESP Cisneros, Gustavo A. Chairman and CEO, Cisneros Group of Companies
CAN Clark, W. Edmund President and CEO, TD Bank Financial Group
USA Collins, Timothy C. Senior Managing Director and CEO, Ripplewood Holdings, LLC
ITA Conti, Fulvio CEO and General Manager, Enel SpA
GRC David, George A. Chairman, Coca-Cola H.B.C. S.A.
DNK Eldrup, Anders CEO, DONG Energy
ITA Elkann, John Chairman, Fiat S.p.A.
DEU Enders, Thomas CEO, Airbus SAS
ESP Entrecanales, José M. Chairman, Acciona
DNK Federspiel, Ulrik Vice President Global Affairs, Haldor Topsøe A/S
USA Feldstein, Martin S. George F. Baker Professor of Economics, Harvard University
USA Ferguson, Niall Laurence A. Tisch Professor of History, Harvard University
AUT Fischer, Heinz Federal President
IRL Gallagher, Paul Attorney General
USA Gates, William H. Co-chair, Bill & Melinda Gates Foundation and Chairman, Microsoft Corporation
USA Gordon, Philip H. Assistant Secretary of State for European and Eurasian Affairs
USA Graham, Donald E. Chairman and CEO, The Washington Post Company
INT Gucht, Karel de Commissioner, European Commission
TUR Gürel, Z. Damla Special Adviser to the President on EU Affairs
NLD Halberstadt, Victor Professor of Economics, Leiden University; Former Honorary Secretary General of Bilderberg Meetings
USA Holbrooke, Richard C. Special Representative for Afghanistan and Pakistan
NLD Hommen, Jan H.M. Chairman, ING Group
USA Hormats, Robert D. Under Secretary for Economic, Energy and Agricultural Affairs
BEL Huyghebaert, Jan Chairman of the Board of Directors, KBC Group
USA Johnson, James A. Vice Chairman, Perseus, LLC
FIN Katainen, Jyrki Minister of Finance
USA Keane, John M. Senior Partner, SCP Partners
GBR Kerr, John Member, House of Lords; Deputy Chairman, Royal Dutch Shell plc.
USA Kissinger, Henry A. Chairman, Kissinger Associates, Inc.
USA Kleinfeld, Klaus Chairman and CEO, Alcoa
TUR Koç, Mustafa V. Chairman, Koç Holding A.S.
USA Kravis, Henry R. Founding Partner, Kohlberg Kravis Roberts & Co.
USA Kravis, Marie-Josée Senior Fellow, Hudson Institute, Inc.
INT Kroes, Neelie Commissioner, European Commission
USA Lander, Eric S. President and Director, Broad Institute of Harvard and MIT
FRA Lauvergeon, Anne Chairman of the Executive Board, AREVA
ESP León Gross, Bernardino Secretary General, Office of the Prime Minister
DEU Löscher, Peter Chairman of the Board of Management, Siemens AG
NOR Magnus, Birger Chairman, Storebrand ASA
CAN Mansbridge, Peter Chief Correspondent, Canadian Broadcasting Corporation
USA Mathews, Jessica T. President, Carnegie Endowment for International Peace
CAN McKenna, Frank Deputy Chair, TD Bank Financial Group
GBR Micklethwait, John Editor-in-Chief, The Economist
FRA Montbrial, Thierry de President, French Institute for International Relations
ITA Monti, Mario President, Universita Commerciale Luigi Bocconi
INT Moyo, Dambisa F. Economist and Author
USA Mundie, Craig J. Chief Research and Strategy Officer, Microsoft Corporation
NOR Myklebust, Egil Former Chairman of the Board of Directors SAS, Norsk Hydro ASA
USA Naím, Moisés Editor-in-Chief, Foreign Policy
NLD Netherlands, H.M. the Queen of the
ESP Nin Génova, Juan María President and CEO, La Caixa
DNK Nyrup Rasmussen, Poul Former Prime Minister
GBR Oldham, John National Clinical Lead for Quality and Productivity
FIN Ollila, Jorma Chairman, Royal Dutch Shell plc
USA Orszag, Peter R. Director, Office of Management and Budget
TUR Özilhan, Tuncay Chairman, Anadolu Group
ITA Padoa-Schioppa, Tommaso Former Minister of Finance; President of Notre Europe
GRC Papaconstantinou, George Minister of Finance
USA Parker, Sean Managing Partner, Founders Fund
USA Pearl, Frank H. Chairman and CEO, Perseus, LLC
USA Perle, Richard N. Resident Fellow, American Enterprise Institute for Public Policy Research
ESP Polanco, Ignacio Chairman, Grupo PRISA
CAN Prichard, J. Robert S. President and CEO, Metrolinx
FRA Ramanantsoa, Bernard Dean, HEC Paris Group
PRT Rangel, Paulo Member, European Parliament
CAN Reisman, Heather M. Chair and CEO, Indigo Books & Music Inc.
SWE Renström, Lars President and CEO, Alfa Laval
NLD Rinnooy Kan, Alexander H.G. Chairman, Social and Economic Council of the Netherlands (SER)
ITA Rocca, Gianfelice Chairman, Techint
ESP Rodriguez Inciarte, Matías Executive Vice Chairman, Grupo Santander
USA Rose, Charlie Producer, Rose Communications
USA Rubin, Robert E. Co-Chairman, Council on Foreign Relations; Former Secretary of the Treasury
TUR Sabanci Dinçer, Suzan Chairman, Akbank
ITA Scaroni, Paolo CEO, Eni S.p.A.
USA Schmidt, Eric CEO and Chairman of the Board, Google
AUT Scholten, Rudolf Member of the Board of Executive Directors, Oesterreichische Kontrollbank AG
DEU Scholz, Olaf Vice Chairman, SPD
INT Sheeran, Josette Executive Director, United Nations World Food Programme
INT Solana Madariaga, Javier Former Secretary General, Council of the European Union
ESP Spain, H.M. the Queen of
USA Steinberg, James B. Deputy Secretary of State
INT Stigson, Björn President, World Business Council for Sustainable Development
USA Summers, Lawrence H. Director, National Economic Council
IRL Sutherland, Peter D. Chairman, Goldman Sachs International
GBR Taylor, J. Martin Chairman, Syngenta International AG
PRT Teixeira dos Santos, Fernando Minister of State and Finance
USA Thiel, Peter A. President, Clarium Capital Management, LLC
GRC Tsoukalis, Loukas President, ELIAMEP
INT Tumpel-Gugerell, Gertrude Member of the Executive Board, European Central Bank
USA Varney, Christine A. Assistant Attorney General for Antitrust
CHE Vasella, Daniel L. Chairman, Novartis AG
USA Volcker, Paul A. Chairman, Economic Recovery Advisory Board
CHE Voser, Peter CEO, Royal Dutch Shell plc
FIN Wahlroos, Björn Chairman, Sampo plc
CHE Waldvogel, Francis A. Chairman, Novartis Venture Fund
SWE Wallenberg, Jacob Chairman, Investor AB
NLD Wellink, Nout President, De Nederlandsche Bank
USA West, F.J. Bing Author
GBR Williams, Shirley Member, House of Lords
USA Wolfensohn, James D. Chairman, Wolfensohn & Company, LLC
ESP Zapatero, José Luis Rodríguez Prime Minister
DEU Zetsche, Dieter Chairman, Daimler AG
INT Zoellick, Robert B. President, The World Bank Group

Giornalisti
GBR Bredow, Vendeline von Business Correspondent, The Economist
GBR Wooldridge, Adrian D. Business Correspondent, The Economist

http://www.prisonplanet.com/bilderberg- ... pants.html
Alex Jones:
Questa è la lista ufficiale dei partecipanti direttamente fornita dal Bilderberg. Dobbiamo ricordare che molti partecipanti chiedono che i loro nomi non siano aggiunti, come si è scoperto nel 2008, quando Hillary Clinton e Barack Obama hanno partecipato al meeting Bilderberg a Chantilly Virginia sotto uno manto di segretezza, così ci sono parecchi dubbi che ci siano molti altri partecipanti che non sono stati incluso nella lista.

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permalink | inviato da ilSigna il 14/6/2010 alle 23:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
ECONOMIA
Made In italy : nuova legge 55/10
12 maggio 2010
da www.salviamoiltessile.blogspot.com

La legge bi-partisan denominata Reguzzoni - Versace è finalmente entrata in vigore con le opportuno modifiche rispetto a come era stata proposte.

Le mie considerazioni da un punto di vista "tessile" e di politica locale dato che questa legge si occupa del mio lavoro e del mio territorio.

Come potete vedere dal file allegato il comma 4 dell'articolo 1 indica che un capo tessile per essere etichettato "made in Italy" deve aver subito 2 delle lavorazioni indicate nel comma 5 nel territorio nazionale.

Queste lavorazioni sono filatura,tessitura,nobilitazione dei tessuti, confezione.
Le altre due lavorazioni devono essere "tracciabili".

Queste regole tendono a favorire due tipologie di aziende:

1) Le aziende che hanno delocalizzato parte della loro produzione
2) Le aziende del distretto parallelo pratese.

Un'azienda che produce filato in Romania e che ha la tessitura in Ucraina puo' prendere il tessuto greggio da lei prodotto farlo tingere e rifinire in Italia (nobilitazione) e confezionarlo in Italia affinchè questo sia riconosciuto Made In Italy.

A Prato invece questa vicenda raggiunge il paradosso. La Lega Nord locale fa della lotta "al cinese" una bandiera per accaparrarsi voti. A livello nazionale invece fa questa legge (Reguzzoni -Lega Nord) che favorisce di fatto il distretto "parallelo pratese".

A Prato esistono due tipi di distretti : quello storico fatto di miriadi di aziende che producono un semiprodotto (tessuto,filato etc) e il distretto italo-cinese che si occupa dei capi di abbigliamento.
Solo in parte questi due distretti vengono a contatto.

Il primo distretto storico ha risentito di tre eventi contemporanei che ne hanno determinato la crisi:

1) La fine dell'accordo Multifibre che nel 2005 faceva cadere il "muro" delle quote d'importazione
2) Il crollo della valuta statunitense che ne ha determinato il crollo degli ordini dall'estero.
3) Minor numero di clienti interessati al prodotto pratese ma di dimensioni sempre piu' grosse . Mi riferisco ad aziende tipo TkMaxx, C&A , Marks & Spencer, Target etc che impongono prezzi sempre piu' bassi contando su un eccesso di offerta del prodotto.

Il distretto "cinese" si è insediato sostituendo il distretto italiano dei "prontisti" di Tavola . Da lì sta diventanto il piu' grosso distretto per l'abbigliamento a livello europeo. Un "made in Italy" a costo cinese dato che queste aziende sfruttano il lavoro illegale e infinito che fornisce il LAOBAN.
A partire da ottobre sfrutteranno anche questo "regalo" che sta offrendo la nuova legge.
Compreranno tessuto greggio, faranno rifinire a Prato e confezioneranno nelle loro aziende.

Rimarrebbe lo spazio per un un tessile di nicchia dove tutte e 4 le lavorazioni indicate sono fatte in Italia. Un marchio che riconoscesse il prodotto veramente italiano...ma questa è un'altra storia


Testo della Legge 55

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consumi
La differenza tra un Penny e un Natura Sì ? Solo i prodotti
3 maggio 2010
Se entriamo in un Natura sì (io lo faccio) pensiamo spesso di entrare in un luogo dove tutto è di qualità e di comprare prodotti sui quali la grande distribuzione non ha mai messo le mani.

Se i prodotti, comprati a prezzi esorbitanti , sono di ottima qualità è anche vero che facendo parte di un Gruppo d'acquisto solidale i medesimi prodotti si acquistano con un abbattimento di prezzo  di circa 1/3 .

Pur apprezzando l'offerta di prodotti di questa catena non possiamo fare a meno di pensare che il piccolo produttore agricolo (in futuro o già accade?) si troverà nella medesima situazione che si è trovato (o si trova) a fornire qualsiasi altra catena distributiva avendo anche i costi di certificazione biologica.

Un'altra questione curiosa anche su come si sia trasformata da Associazione ad Spa.



Questi i dati di Ecor Naturasì Spa :
(fonte GreenPlanet)
Dal 1 gennaio 2009 è operativa la fusione tra Ecor, la principale azienda di distribuzione di prodotti biologici in Italia, e NaturaSì, la più importante catena di bio-supermercati.
Ecor è in Italia il maggior distributore all'ingrosso di prodotti biologici e biodinamici nel comparto specializzato con un fatturato 2008 di 96,5 milioni di euro, in crescita del 15% sull'anno precedente.

Naturasì è la principale catena italiana di supermercati specializzata nella distribuzione al dettaglio di prodotti biologici e biodinamici, con 66 punti vendita in Italia e 2 in Spagna, un fatturato al consumo 2008 di 78 milioni di euro, in crescita del 20% rispetto al 2007.

La fusione è il risultato di una sinergia cresciuta negli anni, guidata da valori comuni, che aveva già portato ad un primo accordo azionario perfezionato nel luglio 2006: lo scambio per cui Ecor aveva ricevuto il 49% di NaturaSì e NaturaSì il 49% di Ecor.

CARATTERISTICHE DELLA NUOVA SOCIETÀ
Si è creata così un'azienda che copre l'intero processo distributivo e serve capillarmente un migliaio di punti vendita specializzati in tutte le regioni d'Italia.
Oltre ai 66 supermercati ad insegna Naturasì, parte in franchising e parte a gestione diretta, il gruppo può contare su 250 negozi associati al brand B'Io. Il resto comprende negozi "indipendenti" che, pur non essendo abbinati ad un marchio, si avvalgono dei servizi di distribuzione forniti da Ecor NaturaSì (circa 3800 prodotti a listino, consegne in tutta Italia, fino a quattro volte la settimana).

Il gruppo detiene anche la proprietà di Baule Volante, storica azienda bolognese, distributrice del biologico, acquisita nel marzo 2008: questa, con un fatturato di poco superiore ai 10 milioni di euro, serve in Italia circa 2500 punti vendita tra erboristerie e piccoli negozi specializzati.

Il pacchetto azionario della nuova società è per il 50% di proprietà della Ecor Holdig Spa (detenuta al 100 % dall'Associazione Antroposofica Rudolf Steiner di Conegliano, realtà non profit che investe i proventi in campo educativo e nella promozione dell'agricoltura biodinamica) e per il 50% dalla Montesano Spa (di proprietà dei soci storici di NaturaSì, gli investitori che fondando l'azienda nel 1992 colsero il valore non solo economico, ma anche sociale e culturale del prodotto biologico).

Il Consiglio di amministrazione della Ecor NaturaSì Spa è presieduto da Felice Lasalvia Di Clemente (già presidente di NaturaSì), mentre la funzione di amministratore delegato è stata affidata a Silvio Fabio Brescacin (prima presidente di Ecor).


LE MOTIVAZIONI
- Rafforzare il comparto dei negozi specializzati in Italia, in una situazione di mercato favorevole, che necessita però di essere supportata da una crescita di professionalità e da una riduzione dei costi

- lavorare sulla qualità dei prodotti per offrire al consumatore un biologico sempre più garantito e sicuro

- promuovere e diffondere la cultura e i valori del biologico.

In questo quadro, Ecor NaturaSì sta investendo nella produzione con la "Fattoria Di Vaira", l'azienda agricola molisana di cui, dal 2008, detiene una quota importante: qui, su 500 ettari, produce ortaggi, uva, olio, latticini con il metodo biodinamico e si propone come centro di divulgazione e di formazione per giovani che intendono avvicinarsi al metodo biodinamico di agricoltura.

Sul fronte della promozione culturale e della formazione, inoltre, la nuova società sta portando avanti il progetto Valore Alimentare, con la pubblicazione di una rivista ed una scuola di formazione per operatori che nel 2009 sarà aperta anche ai consumatori.


I NUMERI
Fatturato Ecor 2008: 96,5 milioni di euro
Fatturato Rete NaturaSì 2008: 78 milioni di euro
Prodotti commercializzati: oltre 4000
Punti vendita serviti: circa 1000, di cui 250 negozi B'io, 66 supermercati NaturaSì in Italia e 2 NaturaSì in Spagna.



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ECONOMIA
Questo è il potere di Paolo Barnard
16 marzo 2010

Eccovi i nomi e cognomi del Potere, chi sono, dove stanno, cosa fanno. Così li potrete riconoscere e saprete chi realmente oggi decide come viviamo. Così evitate di dedicare tutto il vostro tempo a contrastare le marionette del Potere, e mi riferisco a Berlusconi, Gelli, Napolitano, D’Alema, i ministri della Repubblica, la Casta e le mafie regionali. Così non avrete più quell’imbarazzo nelle discussioni, quando chi ascolta chiede “Sì, ma chi è il Sistema esattamente?”, e vi toccava di rispondere le vaghezze come “le multinazionali… l’Impero… i politici…”. Qui ci sono i nomi e i cognomi, quindi, dopo avervi raccontato dove nacque il Potere (‘Ecco come morimmo’, paolobarnard.info), ora l’attualità del Potere. Tuttavia è necessaria una premessa assai breve.
Il Potere è stato eccezionalmente abile in molti aspetti, uno di questi è stato il suo mascheramento. Il Potere doveva rimanere nell’ombra, perché alla luce del sole avrebbe avuto noie infinite da parte dei cittadini più attenti delle moderne democrazie. E così il Potere ci ha rifilato una falsa immagine di se stesso nei panni dei politici, dei governi, e dei loro scherani, così che la nostra attenzione fosse tutta catalizzata su quelli, mentre il vero Potere agiva sostanzialmente indisturbato. Generazioni di cittadini sono infatti cresciuti nella più totale convinzione che il potere stesse nelle auto blu che uscivano dai ministeri, nei parlamenti nazionali, nelle loro ramificazioni regionali, e nei loro affari e malaffari. Purtroppo questa abitudine mentale è così radicata in milioni di persone che il solo dirvi il contrario è accolto da incredulità se non derisione. Ma è la verità, come andrò dimostrando di seguito. Letteralmente, ciò che tutti voi credete sia il potere non è altro che una serie di marionette cui il vero Potere lascia il cortiletto della politica con le relative tortine da spartire, a patto però che eseguano poi gli ordini ricevuti. Quegli ordini sono le vere decisioni importanti su come tutti noi dobbiamo vivere. E’ così da almeno 35 anni. In sostanza il punto è questo: combattere la serie C dei problemi democratici (tangentopoli, la partitocrazia, gli inciuci D’Alem-berlusconiani, i patti con le mafie, l’attacco ai giudici di questo o quel politico, le politiche locali dei pretoriani di questo o quel partito ecc.) è certamente cosa utile, non lo nego, ma non crediate che cambierà una sola virgola dei problemi capitali di tutti gli italiani, cioè dei vostri problemi di vita, perché la loro origine è decretata altrove e dal vero Potere. O si comprende questo operando un grande salto di consapevolezza, oppure siamo al muro.
Un colossale e onnicomprensivo ingranaggio invisibile manovra il sistema da lontano. Spesso cancella decisioni democratiche, prosciuga la sovranità degli Stati e si impone ai governi eletti”. Il Presidente brasiliano Lula al World Hunger Summit del 2004.

E’ nell’aria
Come ho detto, sarò specifico, ma si deve comprendere sopra ogni altra cosa che oggi il Potere è prima di tutto un’idea economica. Oggi il vero Potere sta nell’aria, letteralmente dovete immaginare che esiste un essere metafisico, quell’idea appunto, che ha avvolto il mondo e che dice questo: ‘Pochi prescelti devono ricevere il potere dai molti. I molti devono stare ai margini e attendere fiduciosi che il bene gli coli addosso dall’alto dei prescelti. I governi si levino di torno e lascino che ciò accada’.
Alcuni di voi l’avranno riconosciuta, è ancora la vecchia teoria dei Trickle Down Economics di Ronald Reagan e di Margaret Thatcher, cioè il Neoliberismo, cioè la scuola di Chicago, ovvero il purismo del Libero Mercato. Questa idea economica comanda ogni atto del Potere, e di conseguenza la vostra vita, che significa che davvero sta sempre alla base delle azioni dei governi e dei legislatori, degli amministratori e dei datori di lavoro. Quindi essa comanda te, i luoghi in cui vivi, il tuo impiego, la tua salute, le tue finanze, proprio il tuo quotidiano ordinario, non cose astruse e lontane dal tuo vivere. La sua forza sta nel fatto di essere presente da 35 anni in ogni luogo del Potere esattamente come l’aria che esso respira nelle stanze dove esiste. La respirano, cercate di capire questo, gli uomini e le donne di potere, senza sosta, dal momento in cui mettono piede nell’università fino alla morte, poiché la ritrovano nei parlamenti, nei consigli di amministrazione, nelle banche, nelle amministrazioni, ai convegni dove costoro si conoscono e collaborano, ovunque, senza scampo. Ne sono conquistati, ipnotizzati, teleguidati. Il Potere ha creato attorno a quell’idea degli organi potentissimi, che ora vi descrivo, il cui compito è solo quello di metterla in pratica, null’altro. Essi sono quindi la parte fisica del Potere, ma che per comodità chiamiamo il vero Potere.

Primo organo: Il Club
Il primo organo del Potere è il Club, cioè il raggruppamento in posti precisi ed esclusivi dei veri potenti. Chi sono? Sono finanzieri, industriali, ministri, avvocati, intellettuali, militari, politici scelti con cura. Fate attenzione: questo Club non sta mai nei luoghi che noi crediamo siano i luoghi del potere, cioè nei parlamenti, nelle presidenze, nelle magistrature, nei ministeri o nei business. Esso è formato da uomini e da donne provenienti da quei luoghi, ma che si riuniscono sempre all’esterno di essi ed in privato. Come dire: quando quegli uomini e quelle donne siedono nelle istituzioni democratiche sono solo esecutori di atti (leggi, investimenti, tagli…) che erano stati da loro stessi decisi nel Club. Esso assume nomi diversi a seconda del luogo in cui si riunisce. Ad esempio: prende il nome di Commissione Trilaterale se i suoi membri si riuniscono a Washington, a Tokio o a Parigi (ma talvolta in altre capitali UE). I fatti principali della Trilaterale: nasce nel 1973 come gruppo di potenti cittadini americani, europei e giapponesi; dopo soli due anni stila le regole per la distruzione globale delle sinistre e la morte delle democrazie partecipative, realmente avvenute; afferma la supremazia della guida delle elite sulle masse di cittadini che devono essere “apatici” e su altre nazioni;  ha 390 membri, fra cui i più noti sono (passato e presente) Henry Kissinger, Jimmy Carter, David Rockefeller, Zbigniev Brzezinski, Giovanni Agnelli, Arrigo Levi, Carlo Secchi, Edmond de Rothschild, George Bush padre, Dick Cheney, Bill Clinton, Alan Greenspan, Peter Sutherland, Alfonso Cortina, Takeshi Watanabe , Ferdinando Salleo; assieme ad accademici (Harvard, Korea University Seoul, Nova University at Lisbon, Bocconi, Princeton University…), governatori di banche (Goldman Sachs, Banque Industrielle et Mobilière Privée, Japan Development Bank, Mediocredito Centrale, Bank of Tokyo-Mitsubishi, Chase Manhattan Bank, Barclays…)  ambasciatori, petrolieri (Royal Dutch Shell, Exxon…), ministri, industriali (Solvay, Mitsubishi Corporation, The Coca Cola co. Texas Instruments, Hewlett-Packard, Caterpillar, Fiat, Dunlop…) fondazioni (Bill & Melinda Gates Foundation, The Brookings Institution, Carnegie Endowment…). Costoro deliberano ogni anno su temi come ‘il sistema monetario’, ‘il governo globale’, ‘dirigere il commercio internazionale’, ‘affrontare l’Iran’, ‘il petrolio’, ‘energia, sicurezza e clima’, ‘rafforzare le istituzioni globali’, ‘gestire il sistema internazionale in futuro’. Cioè tutto, e leggendo i rapporti che stilano si comprende come i loro indirizzi siano divenuti realtà nelle nostre politiche nazionali con una certezza sconcertante.

Quando il Club necessita di maggior riservatezza, si dà appuntamento in luoghi meno visibili dei palazzi delle grandi capitali, e in questo caso prende il nome di Gruppo Bilderberg, dal nome dell’hotel olandese che ne ospitò il primo meeting nel 1954. I fatti principali di questa organizzazione: si tratta in gran parte degli stessi personaggi di cui sopra più molti altri a rotazione, ma con una cruciale differenza poiché a questo Gruppo hanno accesso anche politici o monarchi attualmente in carica, mentre nella Commissione Trilaterale sono di regola ex. Parliamo in ogni caso sempre della stessa stirpe, al punto che fu una costola del Bilderberg a fondare nel 1973 la Commissione Trilaterale. Il Gruppo è però assai più ‘carbonaro’ della Trilaterale, e questo perché la sua originaria specializzazione erano gli affari militari e strategici. Infatti, in esso sono militati diversi segretari generali della NATO e non si prodiga facilmente nel lavoro di lobbistica come invece fa la Commissione. La peculiarità dirompente del Bilderberg è che al suo interno i potenti possono, come dire, levarsi le divise ed essere in libertà, cioè dichiarare ciò che veramente pensano o vorrebbero privi del tutto degli obblighi istituzionali e di ruolo. Precisamente in questo sta il pericolo di ciò che viene discusso nel Gruppo, poiché in esso i desideri più intimi del Potere non trovano neppure quello straccio di freno che l’istituzionalità impone. Da qui la tradizione di mantenere attorno al Bilderberg un alone di segretezza assoluto. I partecipanti sono i soliti noti, fra cui una schiera di italiani in posizioni chiave nell’economia nazionale, cultura e politica. Non li elenco perché non esistendo liste ufficiali si va incontro solo a una ridda di smentite (una lista si trova comunque su Wikipedia). Un fatto non smentibile invece, e assai rilevante,  è la cristallina dichiarazione del Viscount Etienne Davignon, che nel 2005 fu presidente del Bilderberg, rilasciata alla BBC: “Agli incontri annuali, abbiamo automaticamente attorno ai nostri tavoli gli internazionalisti… coloro che sostengono l’Organizzazione Mondiale del Commercio, la cooperazione transatlantica e l’integrazione europea.” Cioè: i primatisti del Libero Mercato con potere sovranazionale ( si veda sotto), e i padrini del Trattato di Lisbona, cioè il colpo di Stato europeo con potere sovranazionale che ci ha trasformati in cittadini che verranno governati da burocrati non eletti. Di nuovo, i soliti padroni della nostra vita, che significa decisioni inappellabili su lavoro, previdenza, servizi sociali, tassi dei mutui, costo della vita ecc., prese non a Palazzo Chigi o all’Eliseo, ma a Ginevra o a Brussell o nelle banche centrali, dopo essere state discusse al Bilderberg.
Per darvi un’idea concreta di come questi Club e gli altri organi del Potere siano in realtà un unico blocco che si scambia sempre gli stessi personaggi, vi sottopongo la figura di Peter Sutherland. Costui lo si è trovato a dirigere la British Petroleum , la super banca Goldman Sachs, l’università The London School of Economics (una delle fucine  mondiali di ministri dell’economia), ed è stato anche Rappresentante Speciale dell’ONU per l’immigrazione e lo sviluppo, Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (secondo organo del Potere), membro della Commissione Europea (il super-governo d’Europa), e ministro della Giustizia d’Irlanda. E, ovviamente, membro sia della Commissione Trilaterale che del Gruppo Bilderberg.

Secondo organo: Il colosso di Ginevra
Si chiama Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), nacque nel 1994 ed è più potente di qualsiasi nazione o parlamento. Riunisce 153 Paesi in un’unica sede a Ginevra, dove essi dettano le regole del commercio internazionale, e ciò dicendo capirete che stiamo parlando di praticamente tutta l’economia del mondo produttivo, che lì viene decisa. Cioè fette enormi dei nostri posti di lavoro, di ciò che compriamo, mangiamo, con cui ci curiamo ecc., cose della nostra vita quotidiana, non astratte e lontane. Le decidono loro, e come nel caso della nuova Europa del Trattato di Lisbona, anche al WTO le regole emanate, dette Accordi, sono sovranazionali, cioè più potenti delle leggi nazionali. E come nel caso del Trattato, diviene perciò cruciale che regole così forti siano decise in modo democratico. Nel Trattato non lo sono, e al WTO? Neppure. Infatti la sua organizzazione di voto è falsata dallo strapotere dei soliti Paesi ricchi nel seguente modo: i Paesi poveri o meno sviluppati non posseggono le risorse economiche e il personale qualificato in numeri sufficienti per poter seguire il colossale lavoro di stesura degli Accordi del WTO (27.000 pagine di complicatissima legalità internazionale, 2.000 incontri annui), per cui ne sono tagliati fuori. Chi sta al timone è il cosiddetto gruppo QUAD, formato da Usa, Giappone, Canada ed Europa. Ma l'Europa intera è rappresentata al tavolo delle trattative del WTO dalla Commissione Europea, che nessun cittadino elegge, e per essere ancora più precisi vi dico che in realtà chi decide per tutti noi europei è un numero ancora più ristretto di burocrati: il misterioso Comitato 133 della Commissione, formato da specialisti ancor meno legittimati. La politica italiana di norma firma gli Accordi senza neppure leggerli.
Se un Paese si oppone a una regola del WTO può essere processato da un tribunale al suo interno (Dispute Settlement Body), dotato di poteri enormi. Questo tribunale è formato da tre (sic) individui di estrazione economico-finanziaria, le cui sentenze finali sono inappellabili. Una sentenza del WTO può penalizzare o persino ribaltare le scelte democratiche di milioni di cittadini, anche nei Paesi ricchi. Per esempio, tutta l’Europa è stata condannata a risarcire gli USA con milioni di euro perché si è rifiutata di importare la carne americana agli ormoni. Neppure gli Stati Uniti hanno potere sulle decisioni del WTO. Il presidente Obama, sotto pressione dai cittadini a causa della catastrofe finanziaria dello scorso anno, aveva deciso di imporre nuove regole restrittive delle speculazioni selvagge delle banche (la causa della crisi). Ma gli è stato sbarrato il passo proprio da una regola del WTO, che si chiama Accordo sui Servizi Finanziari, e che sancisce l’esatto contrario, cioè proibisce alla Casa Bianca e al Congresso di regolamentare quelle mega banche. E sapete chi, anni fa, negoziò quell’accordo al WTO? Timothy Geithner, attuale ministro del Tesoro USA, che è uno dei membri del Gruppo Bilderberg. Fa riflettere.

Vi do ancora un’idea rapida del potere del WTO. Gli Accordi che ha partorito:

1) hanno il potere di esautorare le politiche sanitarie di qualunque Paese, incrinando il vecchio Principio di Precauzione che ci tutela dallo scambio di merci pericolose (WTO: Accordo Sanitario- Fitosanitario).

2) tolgono al cittadino la libertà di sapere in quali condizioni sono fatte le merci che acquista e con che criteri sono fatte, inoltre ostacolano l’uso delle etichette a tutela del consumatore (WTO: Accordo Sanitario-Fitosanitario & Accordo Barriere Tecniche al Commercio, con implicazioni sui diritti dei lavoratori e sulla tutela dell'ambiente).

3) impongono ai politici di concedere alle multinazionali estere le stesse condizioni richieste alle aziende nazionali nelle gare d’appalto, a prescindere dalla necessità di favorire l’occupazione nazionale; e minacciano le scelte degli amministratori locali nel caso volessero facilitare l'inserimento di gruppi di lavoratori svantaggiati, poiché tali politiche sono considerate discriminazioni al Libero Mercato (WTO: Accordo Governativo sugli Appalti  - Principio del Trattamento Nazionale ecc.).

4) accentrano nelle mani di poche multinazionali i brevetti della maggioranza dei principi attivi e delle piante che si usano per i farmaci o per l'agricoltura, poiché permettono la brevettabilità privata delle forme viventi e tutelano quei brevetti per 20 anni. Inoltre, il fatto che i brevetti siano protetti dal WTO per 20 anni sta alla base anche della mancanza di farmaci salva vita nei Paesi poveri. (WTO: Accordo TRIPS sulla Proprietà Intellettuale).

5) stanno promuovendo a tutto spiano la privatizzazione e l’apertura al Libero Mercato estero di praticamente tutti i servizi alla cittadinanza, anche di quelli essenziali come sanità, acqua, istruzione, assistenza agli anziani ecc., con regole che impediranno di fatto agli amministratori locali la tutela dei cittadini meno abbienti che non possono permettersi servizi privati (WTO: Accordo GATS in fase di negoziazione).
E ricordo, se ce ne fosse bisogno, che questi Accordi sono vincolanti su qualsiasi legge nazionale, esautorando quindi i nostri politici dalla gestione della nostra economia nei capitoli che contano.

Terzo organo: I suggeritori.
Prendete un disegno di legge e un decreto in campo economico, persino una finanziaria. Pensateli nelle mani dei politici che li attuano, e ora immaginate cosa gli sta dietro. Cosa? I ‘suggeritori’. Chi sono? Sono i lobbisti, coloro cioè che sono ricevuti in privato da ogni politico che conti al mondo e che gli ‘suggeriscono’ (spesso dettano) i contenuti delle leggi e dei decreti, ma anche delle linee guida di governo e persino dei programmi delle coalizioni elettorali. Le lobby non sono l’invenzione di fantasiosi perditempo della Rete. Sono istituzioni con nomi e cognomi, con uffici, con budget (colossali) di spesa, dove lavorano i migliori cervelli delle pubbliche relazioni in rappresentanza del vero Potere. 
In ordine di potenza di fuoco, vi sono ovviamente le lobbies internazionali, quelle europee e infine quelle italiane. Parto da queste ultime. Va detto subito che nel nostro Paese l’interferenza dei ‘suggeritori’ non ha mai raggiunto i livelli di strapotere degli omologhi americani o europei, il cui operato tuttavia detta legge per contagio anche in casa nostra. Ma nondimeno essa c’è, e non va trascurata, anche perché in Italia esiste un vuoto normativo totale sull’attività delle lobbies: dopo decine di proposte di legge, nessuna di esse è mai approdata alla Gazzetta Ufficiale. I lobbisti italiani sono circa un migliaio, organizzati in diverse aziende fra cui spunta la Reti , fatturato 6 milioni di euro annui e gestione di un ex d’Alemiano di ferro, Claudio Velardi (altri gruppi: Cattaneo Zanetto & co., VM Relazioni Istituzionali, Burson-Marsteller, Beretta-Di Lorenzo & partners…). La proiezione per il futuro dei ‘suggeritori’ italiani è di almeno diecimila unità entro dieci anni, almeno secondo le richieste dei gruppi più noti. In assenza di regole, dunque, le cose funzionano così: si sfrutta la legge berlusconiana per il finanziamento ai partiti che permette finanziamenti occulti alle formazioni politiche fino a 50.000 euro per ciascun donatore, con la possibilità per la lobby di turno di far versare 49.999 euro dal banchiere A, altri 49.999 da sua moglie, altri 49.999 da suo figlio, ecc. all’infinito. In questo modo, con una stima basata sui bilanci passati, si calcola che il denaro sommerso versato alla politica italiana ammonti a diverse decine di milioni di euro all’anno, provenienti dai settori edile, autostradale, metallurgico, sanitario privato, bancario, televisivo, immobiliare fra gli altri. Le ricadute sui cittadini sono poi leggi e regolamenti che vanno a modificare spesso in peggio la nostra economia di vita e di lavoro. Un solo dato che fa riflettere: mentre appare ovvio che le grosse cifre siano spese per i ‘suggerimenti’ ai due maggiori partiti italiani, colpisce che l’UDC si sia intascata in offerte esterne qualcosa come 2.200.000 euro nel 2008, di cui l’80% da un singolo lobbista (l’immobiliarista Caltagirone). Chi di voi pensa ancora che il Potere siano i politici a Roma, pensi alla libertà di Pierferdinando Casini nel legiferare in campo immobiliare, tanto per fare un esempio. Ma non solo: Antonio di Pietro incassa 50.000 euro dalla famiglia Lagostena Bassi, che controlla il mercato delle Tv locali ma che contemporaneamente serve Silvio Berlusconi e foraggia la Lega Nord. Un obolo a fondo perduto? Improbabile. Il Cavaliere poi, non ne parliamo neppure; è fatto noto che il criticatissimo ponte sullo stretto di Messina, con le ricadute che avrà su tutti gli italiani, non è certo figlio delle idee di Berlusconi, piuttosto di tal Marcellino Gavio, titolare del gruppo omonimo e primo in lizza per l’impresa, ma anche primo come finanziamenti al PDL con i 650.000 euro versati l’anno scorso.

I ‘suggeritori’ americani… che dire. Negli USA l’industria delle lobby economiche non è più neppure riconoscibile dal potere politico, veramente non si capisce dove finiscano le prime e dove inizi il secondo. Troppo da raccontare, una storia immensa, che posso però riassumere con alcuni sketch. Lobby del petrolio e amministrazione di George W. Bush, risultato: due guerre illegali e sanguinarie (Iraq e Afghanistan), montagne di morti (oltre 2 milioni), crimini di guerra, l’intera comunità internazionale in pericolo, il prezzo del petrolio alle stelle, di conseguenza il costo della nostra vita alle stelle, ma alle stelle anche i profitti dei petrolieri. Chi ha deciso? Risposta: i membri della sopraccitata lobby del petrolio, che sono Dick Cheney, James Baker III, l’ex della Enron Kenneth Lay, il presidente del Carlyle Group Frank Carlucci, Robert Zoellick, Thomas White, George Schultz, Jack Sheehan, Don Evans, Paul O’Neil; a servizio di Shell, Mobil, Union Carbide, Huntsman, Amoco, Exxon, Alcoa, Conoco, Carlyle, Halliburton, Kellog Brown & Root, Bechtel, e Enron. George W. Bush è il politico più ‘oliato’ nella Storia americana, con, solo dalle casse dei giganti di petrolio e gas, un bottino di oltre 1 milione e settecentomila dollari. 
Lobby finanziaria/assicurativa e Barak Obama: nel 2008 crollano le banche USA dopo aver truffato milioni di esseri umani e migliaia di altre banche internazionali, 7 milioni di famiglie americane perdono il lavoro, l’intera economia mondiale va a picco, Italia inclusa. Obama firma un’emorragia di denaro pubblico dopo l’altra per salvare il deretano dei banchieri truffatori e per rianimare l’economia (dai 5 mila miliardi di dollari agli 11 mila secondo le stime), senza che neppure uno di quei gaglioffi finisca in galera. Anzi: il suo governo ha chiamato a ripulire i disastri di questa crisi globale gli stessi personaggi che l’hanno creata. Invece di farli fallire e di impiegare il denaro pubblico per la gente in difficoltà, Obama e il suo ministro del Tesoro Timothy Geithner gli hanno offerto una montagna di denaro facile affinché comprino i debiti delle banche fallite. Funziona così: questi delinquenti hanno ricevuto da Washington l’85% del denaro necessario per comprare quei debiti, mentre loro ne metteranno solo il 15%. Se le cose gli andranno bene, se cioè ritorneranno a guadagnare, si intascheranno tutti i profitti; se invece andranno male, essi ci rimetteranno solo il 15%, perché l’85% lo ha messo il governo USA e non è da restituire (i fondi così regalati si chiamano non-recourse loans). E’ il solito “socialismo al limone: le perdite sono dei contribuenti e i profitti sono degli investitori privati”. Non solo: il presidente propone nell’estate del 2009 una regolamentazione del settore finanziario che il Washington Post ha deriso definendola “Priva di un’analisi delle cause della crisi… e senza alcun vero controllo sugli hedge funds, gli equity funds, e gli investitori strutturati”, cioè nessun vero limite agli speculatori che causarono la catastrofe. Domanda: quanto denaro ha preso Obama in campagna elettorale dalle lobby finanziarie? Risposta: 38 milioni di dollari. Allora, chi comanda? Il Presidente o le lobby del Potere?

Poi ci sono i 45 milioni di americani senza assistenza sanitaria. Obama propone una falsa riforma della Sanità per tutelare gli esclusi, ma che, nonostante le sciocchezze scritte dai media italiani, non ha nulla di pubblico ed è un ulteriore regalo ai giganti delle assicurazioni private americane. Domanda: quanto denaro ha preso Obama in campagna elettorale dalle lobby assicurative e sanitarie? Risposta: oltre 20 milioni di dollari. Allora, chi comanda? Il Presidente o le lobby del Potere?
Washington è invasa ogni santo giorno da qualcosa come 16.000 o 40.000 lobbisti a seconda che siano registrati o meno, la cui percezione del potere che esercitano è cristallina al punto da spingere uno di loro,
Robert L. Livingston, a sbottare entusiasta “Ci sono affari senza limiti per noi là fuori!”, mentre dalle finestre del suo ufficio spiava le sedi del Congresso USA.
Ma l’ultimo sketch del potere dei ‘suggeritori’, sempre in ambito americano, è quello delle lobby ebraiche. Qui il dibattito è aperto, fra coloro che sostengono che sono quelle lobby a gestire interamente la politica statunitense nel teatro mediorientale, e coloro che lo negano. Personalmente credo più alla prima ipotesi, ma la sostanza non cambia: di fatto ci troviamo ancora una volta di fronte alla dimostrazione che neppure il governo più potente del mondo può sottrarsi ai condizionamenti del Potere vero. Ecco un paio di illustri esempi: nella primavera del 2002, proprio mentre l’esercito israeliano reinvadeva i Territori Occupati con i consueti massacri indiscriminati di civili, un gruppo di eminenti sostenitori americani d’Israele teneva una conferenza a Washington, dove a rappresentare l’amministrazione di George W. Bush fu invitato l’allora vice ministro della difesa Paul Wolfowitz, noto neoconservatore di estrema destra e aperto sostenitore della nazione ebraica. Lo scomparso Edward Said, professore di Inglese e di Letteratura Comparata alla Columbia University di New York e uno degli intellettuali americani più rispettati del ventesimo secolo, ha raccontato un particolare di quell’evento con le seguenti parole: “Wolfowitz fece quello che tutti gli altri avevano fatto – esaltò Israele e gli offrì il suo totale e incondizionato appoggio – ma inaspettatamente durante la sua relazione fece un fugace riferimento alla ‘sofferenza dei palestinesi’. A causa di quella frase fu fischiato così ferocemente e per così a lungo che non potè terminare il suo discorso, abbandonando il podio nella vergogna.” Stiamo parlando di uno dei politici più potenti del terzo millennio, di un uomo con un accesso diretto alla Casa Bianca e che molti accreditano come l’eminenza grigia dietro ogni atto dello stesso ex presidente degli Stati Uniti. Eppure gli bastò sgarrare di tre sole parole nel suo asservimento allo Stato d’Israele per essere umiliato in pubblico e senza timori da chi, evidentemente, conta più di lui nell’America di oggi. Le lobby ebraiche d’America hanno nomi noti: AIPAC (American Israel Public Affairs Committee), ZOA (Zionist Organization of America), AFSI (Americans for a Safe Israel), CPMAJO (Conference of Presidents of Major American Jewish Organisatios), INEP (Institute for Near East Policy), JDL (Jewish Defense League), B’nai Brith, ADL (Anti Defamation League), AJC (American Jewish Committee), Haddasah. Nei corridoi del Congresso americano possono creare seri grattacapi a Senatori e Deputati indistintamente. Un fronte compatto che secondo lo stesso Edward Said “può distruggere una carriera politica staccando un assegno”, in riferimento alle generose donazioni che quei gruppi elargiscono ai due maggiori partiti d’oltreoceano.

Nel 1992 George Bush senior ebbe l’ardire (e la sconsideratezza) a pochi mesi da una sua possibile rielezione alla Casa Bianca di minacciare Tel Aviv con il blocco di dieci miliardi di dollari in aiuti se non avesse messo un freno agli insediamenti ebraici nei Territori Occupati. Passo falso: gli elettori ebrei americani, che già per tradizione sono propensi al voto Democratico, svanirono davanti ai suoi occhi in seguito alle sollecitazioni delle lobby, e nel conto finale dei voti Bush si trovò con un misero 12% dell’elettorato ebraico contro il 35% che aveva incassato nel 1988. Al contrario, la campagna elettorale del suo rivale Bill Clinton fu invece innaffiata dai lauti finanziamenti proprio di quelle organizzazioni di sostenitori d’Israele, che l’allora presidente aveva in tal modo alienato.
E in ultimo l’Europa, cioè l’Unione Europea. Che alla fine significa Brussell, cioè la Commissione Europea , che è il vero centro decisionale del continente, e che dopo la ratifica del Trattato di Lisbona è divenuta il super governo non eletto di tutti noi, con poteri immensi. A Brussell brulicano dai 15.000 ai 20.000 lobbisti, che spendono un miliardo di euro all’anno per ‘suggerire’ le politiche e le leggi a chi le deve formulare.
E come sempre, eccovi i nomi dei maggiori gruppi: Trans Atlantic Business Dialogue (TABD) - European Services Leaders Group (ESLG) – International Chamber of Commerce (ICC) – Investment Network (IN) – European Roundtable of Industrialists (ERT) – Liberalization of Trade in Servicies (LOTIS), European Banking Federation, International Capital Market Association e altri. Il loro strapotere può essere reso dicendovi che per esempio l’Investment Network si riuniva direttamente dentro il palazzo della Commissione Europea a Bruxelles, o che il TABD compilava liste di suoi desideri che consegnava alla Commissione da cui poi pretendeva un resoconto scritto sull’obbedienza a quegli ordini. Le aziende rappresentate sono migliaia, fra cui cito una serie di nomi noti: Fiat e Pirelli, Barilla, Canon e Kodak, Johnson & Johnson, Motorola, Ericsson e Nokia, Time Warner, Rank Xerox e Microsoft, Boeing (che fa anche armi), Dow Chemicals, Danone, Candy, Shell, Microsoft, Hewlett Packard, IBM, Carlsberg, Glaxo, Bayer, Hoffman La Roche , Pfizer, Merck, e poi banche, assicurazioni, investitori… 
Mi fermo. Il rischio nel continuare è che si perda di vista il punto capitale, ovvero l’assedio che i lobbisti pongono alla politica. Esso, oltre a dimostrare ancora una volta che il potere reale sta nei primi e non nella seconda, è un vero e proprio attentato alla democrazia. Poiché ha ormai snaturato del tutto il principio costituzionale di ogni nazione civile, secondo cui i rappresentanti eletti devono fare gli interessi delle maggioranze dei cittadini e tutelare le minoranze, non essere gli stuoini delle elite e dei loro ‘suggeritori’.

Quarto organo: Think Tanks
Letteralmente “serbatoi di pensiero” nella traduzione in italiano, le Think Tanks sono esattamente ciò, ovvero fondazioni dove alcuni fra i migliori cervelli si trovano per partorire idee. Il loro potere sta nell’assunto che apre questa mia trattazione, e cioè che sono le idee a dominare sia la Storia che la politica, e di conseguenza la nostra vita, in particolare l’idea economica. Lewis Powell lo comprese assai bene nel 1971, quando diede il via alla riscossa delle elite e alla fine della democrazia partecipativa dei cittadini (si legga ‘Ecco come morimmo’, paolobarnard.info). Infatti egli scrisse: “C’è una guerra ideologica contro il sistema delle imprese e i valori della società occidentale”. La parola ‘ideologica’ è la chiave di lettura qui, volendo dire che se le destre economiche ambivano a riconquistare il mondo, se ambivano a sottomettere la politica, cioè a divenire il vero Potere, si dovevano armare di idee in grado di scalzare ogni altro sistema di vita. Ecco che dalle sue parole nacquero le prime Think Tanks, come la Heritage Foundation , il Manhattan Institute, il Cato Institute, o Accuracy in Academe. La loro strategia era semplice: raccogliere denaro da donatori facoltosi, raccattare nelle università i cervelli più brillanti, pomparli di sapere a senso unico, di attestati prestigiosi, e immetterli nel sistema di comando della società infiltrandolo tutto. Per darvi un’idea di che razza di impatto queste Think Tanks sono riuscite ad avere, cito alcuni fatti. Nel solo campo del Libero Mercato, cioè dell’idea economica del vero Potere, ve ne sono oggi 336, piazzate oltre che nei Paesi ricchi anche in nazioni strategiche come l’Argentina e il Brasile, l’Est Europa, l’Africa, l’India, la Cina , le ex repubbliche sovietiche dell’Asia, oltre che in Italia (Adam Smith Soc., CMSS, ICER, Ist. Bruno Leoni, Acton Ist.). Alcune hanno nomi sfacciati, come la Minimal Government , la The Boss , o la Philanthropy Roundtable ; una delle più note e aggressive è l’Adam Smith Institute di Londra, che ostenta un’arroganza di potere tale da vantare come proprio motto questo: “Solo ieri le nostre idee erano considerate sulla soglia della follia. Oggi stanno sulle soglie dei Parlamenti”. Di nuovo, il fatto è sempre lo stesso: la politica è la marionetta, o, al meglio, è il braccio esecutivo del vero Potere. Infatti, l’osservatore attento avrà notato che assai spesso i nostri ministri economici, i nostri banchieri centrali, ma anche presidenti del consiglio (Draghi e Prodi su tutti) si trovano a cene o convegni presso queste fondazioni/Think Tanks, di cui in qualche raro caso i Tg locali danno notizia. In apparenza cerimonie paludate e noiose, in realtà ciò che vi accade è che ministri, banchieri e premier vi si recano per dar conto di ciò che hanno fatto per compiacere all’idea economica del vero Potere. Nel 1982, l’Adam Smith pubblicò il notorio Omega Project, uno studio che ebbe ripercussioni enormi sulla gestione delle nostre vite di lavoratori ordinari, e dove si leggeva che i suoi scopi erano di “fornire un percorso completo per ogni governo basato sui principi di Libero Mercato, minime tasse, minime regolamentazioni per il business e governi più marginali (sic)”. In altre parole tutto ciò che ha già divorato la vita pubblica in Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti e che sta oggi “sulla soglia del Parlamento” in Italia.

Quinto organo: l’Europa dei burocrati non eletti
Non mi ripeto, poiché questo capitolo è già esaustivamente descritto qui http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=139. Ma ribadisco il punto centrale: dopo la ratifica del “colpo di Stato in Europa” che prende il nome di Trattato di Lisbona, 500 milioni di europei saranno a breve governati da elite di burocrati non eletti secondo principi economici, politici e sociali interamente schierati dalla parte del vero Potere di cui si sta trattando qui, e che nessuno di noi ha potuto scegliere né discutere. Il governo italiano ha ratificato questo obbrobrio giuridico senza fiatare, obbedendo come sempre.

Sesto Organo: il Tribunale degli Investitori e degli Speculatori Internazionali
Era il 16 Settembre del 1992, un mercoledì. Quel giorno un singolo individuo decise di spezzare la schiena alla Gran Bretagna. Si badi bene, non al Burkina Faso, alla Gran Bretagna. E lo fece. George Soros, un investitore e speculatore internazionale, vendette di colpo qualcosa come 10 miliardi di sterline, causando il collasso del valore della moneta inglese che fu così espulsa dal Sistema Monetario Europeo. Soros si intascò oltre 1 miliardo di dollari, ma milioni di inglesi piansero lacrime amare e il governo di Londra ne fu umiliato. 
Era l’agosto del 1998, e nel caldo torrido di New York un singolo individuo contemplò il crollo dei mercati mondiali per causa sua. John Meriwether, un investitore e speculatore internazionale, aveva giocato sporco per anni e irretito praticamente tutte le maggiori banche del mondo con 4,6 miliardi di dollari ad alto rischio. La sua compagnia, Long-Term Capital Management, era nota a Wall Street perché i suoi manager si fregiavano del titolo di ‘I padroni dell’universo’, cioè pochi individui ubriachi del proprio potere. Meriwether perse tutto, e i mercati del mondo, che alla fine sono i nostri posti di lavoro, tremarono. La Federal Reserve di New York dovette intervenire in emergenza col solito salvataggio a spese dei contribuenti.
Era l’anno scorso, e in un ufficio londinese dell’assicurazione americana AIG, un singolo individuo, di nuovo un investitore e speculatore internazionale di nome Joseph Cassano, dovette prender su la cornetta del telefono e dire alla Casa Bianca “… ho mandato al diavolo la vostra economia, sorry”. E lo aveva veramente fatto. Questa volta la truffa dei suoi investimenti era di 500 miliardi di dollari, le solite banche internazionali (italiane incluse) vi erano dentro fino al collo con cifre da migliaia di miliardi di dollari a rischio. Panico mondiale, fine del credito al mondo del lavoro di quasi tutto il pianeta e, sul piatto di noi cittadini, ecco servita la crisi economica più pericolosa dal 1929 a oggi. Ovvero le solite lacrime amare, veramente amare, per le famiglie di Toronto come per quelle di Perugia, per quelle di Cincinnati come per quelle di Lione, a Vercelli come a Madrid ecc. Per non parlare degli ultimi della Terra…

Tre storie terribilmente vere, che descrivono chiaro, anzi, chiarissimo, cosa si intende per il ‘Tribunale degli Investitori e degli Speculatori Internazionali’,  e quale sia il loro sterminato potere nel mondo di oggi. Altro che Tremonti o Confindustria. Nel mondo odierno esiste una comunità di singoli individui privati capaci di movimentare quantità di ricchezze talmente colossali da scardinare in poche ore l’economia di un Paese ricco, o le economie di centinaia di milioni di lavoratori che per esse hanno faticato un’intera vita, cioè famiglie sul lastrico, aziende che chiudono. Le loro decisioni sono come sentenze planetarie. Inappellabili. Si pensi, se è possibile pensare un’enormità simile, che costoro stanno facendo oscillare sul Pianeta qualcosa come 525 mila miliardi di dollari in soli prodotti finanziari ‘derivati’, cioè denaro ad altissimo rischio di bancarotta improvvisa. 525 mila miliardi… Vi offro un termine di paragone per capire: il Prodotto Interno Lordo degli USA è di 14 mila miliardi di dollari. Rende l’idea? L’Italia dipende come qualsiasi altra nazione dagli investitori esteri, per cifre che si aggirano sui 40 miliardi di euro all’anno, cioè più di due finanziarie dello Stato messe assieme. Immaginate se una cifra simile dovesse sparire dalla nostra economia oggi. Nel 2008 è quasi successo, infatti ne sono scomparsi di colpo più della metà (57%) col risultato in termini di perdita di posti di lavoro, precarizzazione, e relativo effetto domino sull’economia di cui ci parla la cronaca. Ripeto: qualcuno che non sta a palazzo Chigi, decide che all’Italia va sottratto il valore di oltre un’intera finanziaria. Così, da un anno all’altro, una cifra pari a tutto quello che lo Stato riesce a spendere per i cittadini gli viene sottratta dal ‘Tribunale degli Investitori e degli Speculatori Internazionali’, a capriccio. Questa tirannia del vero Potere prende il nome tecnico di Capital Flight (letteralmente capitali che prendono il volo), ed è interessante constatare il candore con cui il ‘Tribunale’ descrive la pratica: basta leggere Investors.com là dove dice che “Capital Flight è lo spostamento di denaro in cerca di maggiori profitti… cioè flussi enormi di capitali in uscita da un Paese… spesso così enormi da incidere su tutto il sistema finanziario di una nazione”. Peccato che di mezzo ci siano i soliti ingombranti esseri umani a milioni. Oltre al caso italiano, si pensi alla Francia, altro Stato ricco e potente, ma non a sufficienza per sfuggire alle sentenze del ‘Tribunale’, che ha punito l’Eliseo con una fuga di capitali pari a 125 miliardi di dollari per aver legiferato una singola tassa sgradita al business.

Conclusione
Gli organi esecutivi del vero Potere non si limitano a questi sei, vi si potrebbe aggiungere il World Economic Forum, il Codex Alimentarius, l’FMI, il sistema delle Banche Centrali, le multinazionali del farmaco. Ma quelli menzionati sono gli essenziali da conoscere, i primari. Un’ultima brevissima nota va dedicata alle mafie regionali, che sono spesso erroneamente annoverate fra i poteri forti (e non posso purtroppo entrare qui nel perché siano un così caratteristico fenomeno italiano). La lotta ad esse è sacrosanta, ma il potere che gli verrebbe sottratto da una eventuale vittoria della società civile è prima nulla a confronto di quanto illustrato sopra, e in secondo luogo è comunque un potere concessogli da altri. Traffico di droga, prostituzione, traffico d’armi, e riciclaggio di rifiuti tossici sono servizi che le mafie praticano per conto di committenti sempre riconducibili al vero Potere, o perché da esso condizionati oppure perché suoi ingranaggi importanti. Serva qui quanto mostrato nel 1994 dal programma d’inchiesta ‘Panorama’ della BBC, dove un insider della criminalità organizzata britannica si rese disponibile a condurre il reporter nel cuore della “mafia più potente del mondo”, a Londra. L’auto su cui viaggiavano con telecamera nascosta si fermò a destinazione… nel centro della City finanziaria della capitale. Indicando dal finestrino i grattacieli dei giganti del business internazionale, il pentito disse: “Eccoli, stanno tutti lì”. (si pensi che il giro d’affari mondiale delle Cosche è stimato sugli 80 miliardi di dollari, che sono un terzo del giro d’affari di una singola multinazionale del farmaco come la Pfizer )

Se queste mie righe sono state efficaci, a questo punto i lettori dovrebbero volgere lo sguardo a quegli ometti in doppiopetto blu che ballonzolano le sera nei nostri Tg con il prefisso On., o il suffisso PDL, PD, UDC, e dovrebbero averne, non dico pietà, ma almeno vederli per quello che sono: le marionette di un altro Potere. Ma soprattutto, i lettori dovrebbero finalmente poter connettere i punti del puzzle, e aver capito da dove vengono in realtà i problemi capitali della nostra vita di cittadini, o addirittura i drammi quotidiani che tante famiglie di lavoratori patiscono, cioè chi li decise, chi li decide oggi e come si chiamano costoro. Da qui una semplice considerazione: se vi sta a cuore la democrazia, la giustizia sociale, e la vostra economia quotidiana di lavoro e di servizi essenziali alla persona, allora dovete colpire chi veramente opera per sottrarceli, cioè il vero Potere. Ci si organizzi per svelarlo al grande pubblico e per finalmente bloccarlo. Ora lo conoscete, e soprattutto ora sapete che razza di macchina micidiale, immensa e possente esso è. Risulta ovvio da ciò che gli attuali metodi di lotta dei Movimenti sono pietosamente inadeguati, infantili chimere, fuochi di paglia, che mai un singolo attimo hanno impensierito quel vero Potere. Di conseguenza lancio un appello ancora una volta:

VA COMPRESO CHE PER ARGINARE UN TITANO DI QUELLA POSTA L’UNICA SPERANZA E’ OPPORGLI UN’ORGANIZZAZIONE DI ATTIVISTI E DI COMUNICATORI ECCEZIONALMENTE COMPATTA, FINANZIATA, FERRATA, DISCIPLINATA, SU TUTTO IL TERRITORIO, AL LAVORO SEMPRE, IMPLACABILE, NEI LUOGHI DELLA GENTE COMUNE, PER ANNI.
(http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=153)
Altra speranza non c’è, sempre che ancora esista una speranza.

Le fonti principali di questo articolo:
Trilateralism, Holly Skalar, South End Press, 1980.
Who pulls the strings? John Ronson, The Guardian, 10 marzo 2001
Inside the secretive Bilderberg Group, BBC News, 29 settembre 2005,
Shadowy Bilderberg group meet in Greece — and here’s their address, Timesonline, 14 maggio 2009
The Council on Foreign Relations and the Center for Preventive Action, Michael Baker, 6 marzo 2008, Znet
WTO, materiale tratto da: l’inchiesta I Globalizzatori, Report RAI 3, 09/06/2000, di Paolo Barnard,
www.report.rai.it – Public Citizen: Trade Watch, USA – The Transnational Institute, Amsterdam, Olanda – The World Trade Organization: The Marrakech Treaty – Corporate Europe Observatory, Amsterdam, Olanda – The Economic Policy Institute, Washington DC, USA – Friends of the Earth, Bruxelles, Belgio – Corporate Watch, USA – Oxfam UK – Global Policy Forum Europe, Bonn, Germania – Institute for Policy Studies USA– et al., e da studi di autori fra cui: Joseph Stiglitz, Jeff Faux, Noam Chomsky, Greg Palast, Susan George, Richard W. Behan, Alexandra Wandel, Peter Rosset, Dean Baker, Barry Coates et al.
Master in Public Affairs, Lobbying e Relazioni Istituzionali, presso l'università LUMSA di Roma, testi del prof. Franco Spicciariello.
Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli, Il Tesoro della Casta,  L'Espresso 16/03/09
Roberto Mania, Il Potere Opaco che Governa l’Italia, La Repubblica 02/03/09
Paolo Barnard, ‘Primarie, Partito Democratico, legge sul conflitto d’interessi’, Golem del Sole 24 Ore, 2007
Big Oil Protects its Interests, The Center for Public Integrity, July 15, 2004
JOHN M. BRODER, Oil and Gas Aid Bush Bid For President, New Yor Times, June 23, 2000
Jeffrey H. Birnbaum, The Road to Riches Is Called K Street, Washington Post, June 22, 2005
Federal Election Commission data released electronically on Monday, October 27, 2008.
http://www.zmag.org/znet/viewArticle/19603
ROBERT KUTTNER & MICHAEL HUDSON, Democracy Now 13 Feb 2009
Paolo Barnard, ‘Perché ci Odiano’, Rizzoli BUR, 2006.
Paolo Barnard, ‘Per Un Mondo Migliore’, www.paolobarnard.info, 2004
Corporate Europe Observatory, Financial Lobbies - A Guided Tour of the Brussels EU Quarter, 23 September 2009
Paolo Barnard, ‘Ecco come morimmo’, www.paolobarnard.info, 2009
Free Market Think Tank Links, Atlas Economic Research Foundation ~ 1201 L St. NW Washington , DC
Financial services industry lobby groups listed on EC lobbying register, 9 March 2009, Corporate Europe Observatory
The Adam Smith Institute, The Omega Project, by Norman Chapman et al. from research conducted for the Adam Smith Institute.
I Globalizzatori, di Paolo Barnard, Report RAI 3, 09/06/2000
Paolo Barnard, ‘Lo spaventapasseri e la vera catastrofe’, www.paolobarnard.info, 2009
Crollano gli investimenti esteri, In Italia -57 per cento - Sole 24 Ore, 17 settembre 2009
World Investment Prospects Survey, UNCTAD, 2009-2011
The Washington Post, New Money Flee France and its Wealth Tax, July 16, 2006
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